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Archivio Storico Comunale di Campogalliano
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Notizie storiche sul territorio comunale
Le piste ciclabili
Sul territorio di Campogalliano sono stati costruiti 3 km di piste ciclabili e (4 ulteriori km sono in fase di realizzazione).
Per conoscere Campogalliano, forse il modo migliore è proprio quello di iniziare da un giro perlustrativo su queste ciclabili, per poi addentrarsi nei singoli itinerari tematici che qui vogliamo proporvi.
Un primo e lungo itinerario in bicicletta inizia su via Madonna, di fronte al santuario della Sassola. Da qui si prenda via Magnagallo, facendo subito una deviazione in via del Bosco, dove vi sono bellissime piante ad alto fusto, fra cui una quercia di circa 70 anni, situata accanto ad un cippo che ricorda il partigiano Giovanni Messori, detto Falco, morto qui il 22 aprile 1945, proprio il giorno dell'arrivo dell'esercito di liberazione. L'itinerario prosegue per via Ferrari , lambisce l'autostrada e sbuca in via Barchetta accanto al campo sportivo. La passeggiata prosegue attraverso il parco Tienanmen, un'area ben recuperata all'uso pubblico grazie a un felice rimboscamento, che l'ha resa fruibile per iniziative organizzate dal Comune come "Tienanmente", serie di concerti e manifestazioni estive, otre che per le passeggiate dei cittadini. La pista continua fino alla fine del parco, dal quale è possibile uscire in prossimità di Piazzale Costituzione, Via Lumumba, Via Che Guevara, Via Kennedy o Via Rustichelli. Da Via Che Guevara la pista conduce in Via Turchi laddove raggiunge direttamente i giardini pubblici. Da Via Che Guevara, inoltre, attraverso Via Dallari e Via Barchetta arriva in Via La Torre, da cui inizia un percorso che si snoda tra Via King, Via Gandhi, Via Palach, Via Berlinguer e Via Luxemburg. Da Via Pio la Torre, inoltre, si giunge in prossimità delle scuole elementari in Via F.lli Cervi, dove la pista ciclabile termina nel passaggio pedonale che costeggia il cortile delle scuole medie.
Un'altra importante pista ciclabile, interamente segnata con indicazioni orizzontali si trova invece nella zona delle Montagnole. Per percorrerla in tutta la sua lunghezza si parte da via Di Vittorio e si volta in viale Gramsci. Da viale Gramsci vale la pena di fare una breve divagazione in via Garibaldi (ex viale delle Rimembranze). Negli anni fra il 1923 ed il 1925 il viale fu destinato a diventare la prima area verde di Campogalliano, dedicata alla memoria dei cinquantotto morti della prima Guerra Mondiale, tanto che vi furono piantati 58 alberi. Proseguendo per viale Gramsci la pista si inoltra nel parco delle Montagnole dall'entrata accanto al cimitero. In questa zona i primi insediamenti databili in quest'area risalgono all'età del bronzo media e recente (dal 1800 al 1300 a.C.) e sono riconducibili ad una civiltà di terramare. Molti studiosi sostengono la teoria, pur non suffragata da prove certe, che le popolazioni delle terramare vivessero in villaggi su palafitte, costruite in bacini allagati artificialmente, grazie alla deviazioni di fiumi. Le capanne disponevano di botole sul pavimento, attraverso le quali venivano gettati i rifiuti, che arrivavano quindi, ad un certo punto, a riempire il bacino. A questo punto il villaggio veniva spostato in altro luogo, lasciando dietro di se' una terra estremamente fertile, che ha indotto le popolazioni successive a coltivarla intensamente. Questa sarebbe una delle spiegazioni delle poche tracce che si sono potute trovare su questa civiltà. Le Motte di Campogalliano vengono definite "colossali", per l'altezza anomala dei rialzi, che raggiungono i 10 metri. L'assetto attuale del Parco delle Montagnole è il risultato della sistemazione attuata dal Comune negli anni 70, quando il terreno fu espropriato alla famiglia che lo possedeva e che fortunatamente lo aveva lasciato nel suo stato naturale. L'area delle Motte è tornata così alla sua antica funzione, cioè di area verde ornamentale, che già aveva nel '500 e nel '600 all'epoca della Signoria Estense, anche se ora la sua destinazione è pubblica, e vi sono stati piantati vari alberi, in modo volutamente casuale, che si sono aggiunti a quelli esistenti.
Dopo avere attraversato le Montagnole la ciclabile continua nella zona residenziale detta "dei Musicisti".
Un altro importante percorso ciclabile di Campogalliano è rappresentato dalla pista che unisce Campogalliano a Modena attraverso il passo della Barchetta. Si tratta in realtà del ripristino di un passaggio che i Campogallianesi usavano regolarmente fino al 1966, ma che poi una forte piena del fiume Secchia aveva spazzato via definitivamente abbattendo la passerella con cui si passava il fiume. Il percorso di km 7, permette di arrivare a Modena, attraverso via Barchetta, evitando via Ponte Alto, con il suo grande traffico.
Le chiese
L'itinerario delle chiese di Campogalliano parte dalla Chiesa Parrocchiale di Sant'Orsola, che si trova sulla piazza centrale Vittorio Emanuele II ed è fronteggiata da un ampio sagrato, circondato da alberi. Va subito osservato che quella che ora è una posizione centrale era, invece, al momento della edificazione della chiesa, una posizione decisamente esterna all'abitato, probabilmente a sottolineare la volontà di espandere l'antico borgo al di fuori del nucleo medievale di piazza Castello.
Essa sorge ove sorgeva una chiesa precedente, databile intorno alla seconda metà del 1400, che comunque non era la chiesa più antica del paese. Vi sono, infatti, notizie certe di una pieve dedicata a Sant'Ambrogio che doveva collocarsi nella zona della Rocca. L'attuale aspetto della chiesa è il frutto di successive opere di restauro, avvenute nel 1795 (ingrandimento della chiesa sempre a una sola navata, con tre cappelle laterali per lato, profonde circa come metà delle attuale navate laterali) e nel 1830. In questa occasione i lavori di restauro furono affidati all'architetto Vandelli, architetto ducale e importante artista della corte estense a Modena, autore del disegno del Teatro Comunale e del Foro Boario a Modena, che iniziò i lavori di edificazione della torre, poi interrotti, e portò il numero delle navate a tre.
Altri lavori risalgono ad anni più recenti, fino agli ultimi restauri, terminati nel 1986 sotto la guida dell'attuale parroco.
La chiesa presenta una struttura a tre navate , separate da colonne di tipo corinzio. La decorazione, novecentesca, in stile neobarocco, è di Carlo Baldi di Bologna.
Gli altari laterali, in marmo di Carrara, sono del 1942 ma realizzati secondo il gusto barocco. La seconda cappella di destra contiene una tela rappresentante "Trinità e Santi", copia secentesca di una tela di Guido Reni . In un andito sulla sinistra di questa cappella si può ammirare un bel paliotto con motivi floreali proveniente dalla sconsacrata chiesa di san Rocco, testimonianza di un'arte di tradizione carpigiana.
Altra tela pregevole è la "Madonna, il Bambino i Santi Domenico, Antonio da Padova, Antonio Abate" della fine del 1600. Bello il coro in noce della cappella Maggiore.
Nell'abside si trova la tela raffigurante "San Carlo Borromeo in venerazione di sant'Orsola e delle compagne vergini"di G. B. Bertusio (1577 − 1644). A proposito di San Carlo Borromeo, Arcivescovo di Milano, vale la pena di ricordare che nell'anno 1571 questi passò da Campogalliano, recandosi in visita al marchese di San Martino e la sua presenza in molte tele locali, sempre in posizione supplicante, è da collegare all'impegno dimostrato nell'assistere gli appestati durante l'epidemia che colpì Milano nel 1576, che gli ha fruttato la nomina a protettore dalla peste, insieme a San Rocco e San Sebastiano.
Nella seconda cappella di sinistra si può notare un interessante crocifisso in cartapesta della metà dell'ottocento. Nella sagrestia si trova uno stendardo di Fermo Forti (1839−1911), autore delle decorazione del soffitto della Chiesa di San Francesco a Modena .
Il Campanile dietro alla chiesa, iniziato intorno al 1840 e terminato nel 188, nacque da un progetto del prof. Francesco Vandelli, che però ne realizzò solo la parte più bassa; la fine dei lavori, con il raggiungimento dell'altezza di 34 metri, è da attribuire all'ing. Teobaldo Soli.
A Saliceto Buzzalino si trova una Chiesa Parrocchiale. Il nome di questa località, molto diffuso nelle nostre zone, fa riferimento alla presenza di salici e risale probabilmente all'epoca medievale, mentre il toponimo Buzzalino deriva dal nome della famiglia dei Bozalini, feudatari della zona, di cui si hanno notizie già dal 1176.
La chiesa, di origine settecentesca, nel suo aspetto attuale è in realtà frutto dei lavori di restauro del XX secolo, di gusto neogotico. Il nucleo artistico della chiesa è rappresentato dalla cappella laterale, dedicata a Santa Filomena . Sulla cupola è rappresentata la "Gloria di Santa Filomena", di Fermo Forti. Bello l'altare in marmi policromi e la nicchia in cui si trova l'immagine della Santa. La devozione di questa santa, probabilmente martire romana, era molto forte nel XIX secolo e si diffuse a Saliceto Buzzalino nella seconda metà del secolo scorso.
Bello anche l'antico fonte battesimale, di marmo rosso di Verona del XVIII secolo. Nella torre campanaria è presente un buon quarto campanario, dal suono molto armonioso.
Anche a Panzano si trova una Chiesa Parrocchiale.
La chiesa, appartenente alla diocesi di Carpi dal 1515, è stata costruita, nella sua posizione attuale, a metà del 1800; prima si trovava sulla vecchia Via Maestra del Marchesato (vedi itinerario n. 15) in una posizione ancora oggi ben identificabile, perché vi si trova un arco sulla strada, sicuramente troppo importante per introdurre alla casa colonica che ora vi si trova.
Il tempio ha struttura ottocentesca, dovuta al rifacimento di Achille Sammarini ed è a forma di croce greca. Vi si può ammirare un bel dipinto di Fermo Forti "Purificazione di Maria al Tempio". L'altare maggiore, o quello che ne resta, è lavoro di Carmela Adani di Correggio. Nella cappella in fondo alla navata sinistra c'è un bel paliotto in scagliola di scuola carpigiana risalente al 1600. Oggetto di devozione è il dipinto "Madonna delle Grazie", di origine antica, forse risalente al 1400, restaurato recentemente.
Tornando a Campogalliano in via Madonna, verso il Secchia si trova il santuario della Beata Vergine della Sassola. Il Santuario fu costruito nel 1745 per volontà popolare per dare adeguato rifugio all'immagine della Madonna, di cui porta il nome. Secondo la leggenda questa immagine fu trovata sulla ghiaia del fiume e poi affissa ad una quercia (di questa sua collocazione resta prova, seppur piuttosto discutibile dal punto di vista della storicità, in un ex−voto, che si può vedere nella sacrestia del Santuario). L'immagine presenta un rigonfiamento sul labbro della Vergine che la tradizione fa risalire ad una sassata tirata contro l'immagine da alcuni ragazzini. In realtà non è certo il luogo in cui fu trovata l'immagine, ma si può affermare con sicurezza che essa trae il proprio nome dalla famiglia Sassola, proprietaria, prima dei Pio, dei terreni circostanti il Santuario.
Nel 1700 il proprietario del terreno fece costruire un pilastro, dinanzi al quale probabilmente sorgeva anche un altare per celebrare messa. Un ex−voto di datazione incerta mostra un altare all'aperto dinnanzi al quale prega il devoto. Il moltiplicarsi dei fedeli e l'aumento dei miracoli attribuiti alla Vergine fece decidere per la costruzione di una chiesa, che all'inizio doveva essere molto più piccola di quanto non sia ora. Una lapide in marmo, posta all'interno della chiesa, indica il luogo in cui doveva sorgere questo pilastro, intorno al quale fu costruita la chiesa. Originariamente il tempietto avrebbe dovuto avere forma circolare ed essere aperto verso l'esterno con vetrate al posto dei muri, per permettere di assistere alla messa anche dall'esterno, ma questo progetto non fu mai realizzato. Il santuario fu ampliato e collegato alla sacrestia. Ora misura 17,25 x 14 metri e a stento contiene i devoti, che, soprattutto nel mese di maggio, assistono alla messa tutte le domeniche mattine. Una fiaccolata che si svolge tutti gli anni il 25 maggio ricorda la manifestazione della Madonna a una bambina di Rubiera, che si trovava in preghiera davanti al pilastro. Il trasposto dell'immagine nel nuovo santuario si svolse, con grande solennità il 15 agosto 1747. L'interno è molto semplice, per evidenziare la cappella centrale, in cui, in una cornice in scagliola, è esposta l'immagine veneratissima della Vergine. All'interno della chiesa, accanto all'entrata principale, una targa descrive e celebra uno dei tanti miracoli, che la tradizione popolare ama attribuire alla Vergine: nel 1893 una grave siccità affliggeva Campogalliano, per cui si decise di trasportare l'immagine della Vergine nella Chiesa Parrocchiale, ove stette dal 4 al 7 maggio, dopodiché una grande quantità di pioggia bagnò i campi. I cittadini posero la targa per ringraziamento. Dopo i Sassoli, di cui abbiamo prove certe nel 1598, anno di datazione di un documento firmata da certa Margherita Sassoli, i terreni intorno al Santuario giunsero in possesso della famiglia Carandini, che possiede ancora una cappelletta privata annessa al Santuario. L'ultimo dei Pio è invece sepolto nella chiesa e lo ricorda una iscrizione a stento leggibile sui gradini che portano all'altare. Particolarmente degna di nota è la raccolta di tavolette votive, la più importante della provincia di Modena , formata da un centinaio di pezzi, i più antichi dei quali risalgono agli anni di costruzione del santuario e che hanno anche un valore di testimonianza storica per Campogalliano, in quanto riproducono edifici o situazioni non più esistenti, anche se talora con fantasiose deformazioni della realtà storiche, particolare che aumenta, anziché diminuirla, la loro suggestione. Nell'edificio di fronte alla chiesa si trova una raccolta di ex−voto, prevalentemente ottocenteschi, e di altri documenti, che ricordano la storia della chiesa e della devozione alla Madonna. Della raccolta di ex voto si è occupato l'architetto Alberto Desco nel volume "Il cielo in terra", edito nel 2004 dal Comune di Campogalliano.
Il borgo medievale e le Montagnole
Il nucleo medievale originario di Campogalliano si sviluppò tra la zona delle Montagnole e l'attuale P.zza Castello, che doveva avere un aspetto estremamente simile a quello attuale.
La zona delle Montagnole, le cui origini sono molto più antiche del sito di Piazza Castello, era probabilmente sede di una civiltà terramaricola, che si sviluppò nell'Età del Bronzo Medio Recente ( 1600 − 1300 a.C.) e che si organizzava in villaggi di palafitte.
Gli abitanti delle terramare depositavano tutti i propri rifiuti sotto le case, per poi abbandonarle quando il livello diventava tale da renderle inagibili.
La natura rialzata di questa parte del territorio, piuttosto sicura dai fiumi, la rese sempre ambita sede di insediamenti. Alla civiltà terramaricola se ne susseguirono altre nei secoli, proprio nello stesso luogo dove ora sorge il giardino delle Montagnole.
Le prime attestazioni di un "Castellum" risalgono all' XI secolo. Con castellum si è soliti indicare una postazione fortificata che in età medievale si caratterizzava per le sue funzioni difensive − militari (il castello è la sede del signore) e di controllo della produzione agricola del territorio circostante. Nel 1167, con l'invasione di Federica Barbarossa, i documenti parlano di distruzione del "castrum" ( inteso come fortificazione) di Campogalliano e di San Martino; nel 1222 il vescovo di Modena fa riferimento ai confini di Campogalliano nominando un castrum, che quindi presumibilmente era stato ricostruito.
Pare che nel 1200−1300 nel territorio di Campogalliano si trovasse un borgo fortificato così costituito: nella zona delle Motte, nella quale si collocavano il castello e la pieve di San Ambrogio, di cui non è rimasta nessuna traccia, vi era un fossato ad andamento circolare, circondato da un terrapieno a scopo difensivo. Il castello era costituito da un mastio, cioè una postazione sopraelevata formata da una o più torri, costruita in legno e altri materiali rudimentali. La rocca era accessibile attraverso un ponte levatoio , difeso da ballatoi a sbalzo con caditoie.
Il documento più antico che parli della chiesa di Sant'Ambrogio risale al 967 d.C., anche se la sua costruzione è collocabile intorno all'VIII secolo. Sebbene non vi siano resti architettonici della Pieve, è probabile che avesse una forma tardo−basilicale, che probabilmente subì un intervento di ampliamento in età romanica (XII secolo), che determinò una costruzione di una certa imponenza architettonica, a tre navate, con fonte battesimale e torre campanaria.
Il nucleo cittadino si collocava invece nell'area in cui oggi sorge Piazza Castello. Si trattava di un agglomerato di abitazioni addossate le une alle altre, collegate con la zona delle Montagnole da ponti. Il borgo era il centro della vita civile , intellettuale ed economica, dove svolgevano la loro attività mercanti, lavoratori e artigiani. L'analisi dei documenti e dei nomi delle antiche famiglie di Campogalliano ha permesso di ricostruire quali fossero i mestieri più diffusi nell'antico nucleo abitato: falegname, muratore, macellaio, carrettiere.
Nel 1306 pare che Campogalliano si trovasse sotto l'influenza dei De Roberti di Tripoli, famiglia che si era insediata a Reggio tra il 975 e il 1070 , e che dal 1368 venne investita del feudo di San Martino.
Molti documenti parlano, infatti, della presenza a Campogalliano di un castello Trivellino o Tripolino.
Nel 1306 a Modena venne instaurata una Repubblica, che ebbe durata molto breve; a Modena erano presenti 4 podestà e anche a Campogalliano è testimoniata la presenza di un podestà e di un capitano.
I podestà di Modena avevano stabilito di potenziare i territori circostanti e avevano deciso di fortificare i castelli e i borghi, compreso quello di Campogalliano, temendo un attacco da parte degli Estensi di Ferrara.
Intorno al 1309 il governo di Modena fu assegnato a Rinaldo, detto il Passerino e al fratello Butirrone Bonacolsi, già vicari imperiali di Mantova. Campogalliano rimase fedele al Passerino fino al 1336, quando venne riconquistato dagli Estensi.
Per tutto il XIV secolo Campogalliano subì sorti alterne: assedi delle truppe pontificie, alleanze con i Visconti, che volevano impossessarsi di Bologna e cacciare gli Estensi dai territori di Modena, occupazioni del castello da parte di Galasso Pio.
Nel 1392 Campogalliano tornò sotto il dominio Estense.
Nel 1400 è attestata ancora l'influenza dei Roberti da Tripoli, cacciati definitivamente dai territori di San Martino intorno al 1420−1430.
Nel 1501 Sigismondo d'Este venne investito da Ercole d'Este delle terre di San Martino, Castellarano, Roteglia, San Cassiano e Campogalliano, dando origine alla dinastia degli Este di San Martino. Nel 1500 si assistette ad una grande crescita urbana all'interno del borgo, le case furono tutte addossate al tracciato delle fosse che circondava la zona, andando a completare gli spazi disponibili. Pare che in questo periodo nel sito delle Montagnole vi fosse una residenza costituita dal castello e da un giardino.
Proprio tra il XIV e il XVI secolo, nella zona delle Montagnole vi era una fornace che produceva delle ceramiche. Nel sito sono stati ritrovati infatti dei resti di ceramica, riconducibili alle produzioni estensi di quel periodo. Una ricostruzione di una mappa originale del 1787 mostra con chiarezza che il sito del palazzo era separato dal resto delle Motte da un ponte , e che alcune colonne introducevano al palazzo stesso. L'entrata alle Montagnole dalla parte del borgo era costituita da un ponte a quattro arcate , che terminava con un ricco portale. Nel lato sud del terreno vi era un mulino ed un "piedistallo in pietra cotta di figura ottagonale", dall'altro lato, nella zona della cosiddetta "Rocca", c'era un pozzo. Di tutto questo ora non è rimasta nessuna traccia in superficie, in quanto probabilmente i resti sono sepolti sotto strati di terreno. In attesa di altri scavi e studi possiamo solo immaginare la bellezza del sito antico e goderci il giardino così come è ora, in un delizioso mix fra la geometrica disposizione delle piante più antiche, destinate a sostenere filari di vite e le piante più nuove, disposte irregolarmente. Fra la vegetazione presente si possono ammirare esemplari di sambuco, piccoli olmi, aceri di monte, qualche noce, alcune querce, dei pioppi e alcuni gelsi.
Sul lato nord di piazza Castello, sorge l'oratorio di San Rocco. Il culto di questo Santo è legato alla protezione dalla peste e da altre malattie contagiose e anche la costruzione di questa piccolissima chiesa è da riferire ad una pestilenza che colpì il territorio di Campogalliano nel 1576. La chiesa originaria, di cui non sappiamo quasi nulla, non si trovava nella posizione di quella attuale, che fu costruita nel 1697, nel luogo in cui sorgeva una casa privata acquistata a quello scopo dalla Comunità. Il giorno del patrono di San Rocco era il 16 agosto e la sua ricorrenza aveva una notevole importanza nella comunità, tanto che in quella data si svolgeva anche una fiera del bestiame. Dopo alterne vicende che investirono sia la devozione al santo sia le sorti dell'Oratorio di San Rocco, l'edificio fu destinato a deposito.
Il culto di San Rocco venne spostato nella chiesa Parrocchiale e il piccolo Oratorio toccò il punto più basso della sua decadenza. Oggi, grazie ad un attento restauro da parte del Comune, che ne ha la proprietà dal 1983, è tornato al suo decoro ed è sede di mostre e concerti. Nulla vi è rimasto dei suoi arredi, a parte qualche traccia delle decorazioni originali , fra cui merita una menzione l'aquila araldica estense dei Marchesi di San Martino, nel cui feudo si trovava Campogalliano.
L'accesso al borgo medievale era segnato da una edificio fortificato, munito di una torre, che si trovava esattamente nella posizione di quella attuale. L'edificio aveva, almeno fino al 1865, un ponte levatoio ed era sovrastato dallo stemma del Comune di Modena, cui Campogalliano entrò a far parte, dopo la definitiva estinzione della casata degli Este di San Martino, nel 1792, come possiamo desumere da un ex−voto custodito nella chiesa della Sassola, dipinto appunto in quell'anno. Dallo stesso ex−voto si ricava inoltre la notizia che nella casa prospiciente il torrione era dipinta una Madonna, sullo stesso edificio in cui se ne può vedere una anche oggi , anche se di epoca successiva.
Di quell'edificio resta la torre, di cui sappiamo con certezza l'esistenza prima del 1600. La sua posizione di accesso al borgo fa pensare ad una funzione di osservazione e controllo delle vie di accesso. A forma quadrata, con una base di m 2,96 x m 2,7, la torre misura 17 metri di altezza. Un orologio meccanico fu posto sulla torre nel 1754 ed è una creazione di Ludovico o Francesco Riva, orologiai reggiani, autori anche del primo orologio della torre civica di Modena. Dal 1983 un nuovo orologio sostituisce l'antico meccanismo , che è stato poi restaurato dal campogallianese Lino Bergonzini. Le ore dell'orologio venivano suonate da una campana. Quella attuale, fusa nel 1861 dai fratelli Riatti di Reggio Emilia, attualmente in restauro reca l'immagine della Madonna della Sassola, insieme a quella di Sant'Orsola, patrona di Campogalliano, e curiosamente a quella di san Vincenzo Ferrari. La ragione della presenza di questo santo accanto alla Madonna della Sassola e a Sant'Orsola è da ricondurre al fatto che era protettore dei lavoratori del truciolo, attività molto vivace in questi luoghi. Del resto, nel luogo dove ora sorge l'oratorio parrocchiale, sorgeva una chiesetta a lui dedicata.
Le piazze
Campogalliano ha sempre avuto un numero notevole di piazze, tanto che nel piano regolatore del 21 agosto 1901 si fa esplicito... "anche troppe piazze a Campogalliano", cui vanno aggiunti alcuni piazzali e alcuni larghi.
L'itinerario comincia dalla piazza principale, Piazza Vittorio Emanuele, che gode di una posizione centrale che ne fa il centro del paese: su di essa si affacciano la chiesa e il Palazzo Municipale, da essa si diramano le principali vie del centro storico ed è la sede del mercato del martedì e di tutte le manifestazioni pubbliche del paese, dalla fiera di luglio ai comizi, dalla sfilata dei carri di carnevale alla Sagra di Sant'Orsola in ottobre.
Va ricordato che la chiesa Parrocchiale di Sant'Orsola non è la prima chiesa di Campogalliano, e che il centro del paese era l'attuale Piazza Castello. La chiesa di Sant'Orsola sorse nel luogo dove ora si trova nella seconda metà del 1400 e fu costruita appositamente al di fuori del nucleo abitativo principale, nel tentativo di creare un nuovo centro e di allargare il paese in direzione est. Da una mappa eseguita nel 1787 si può osservare che la chiesa era l'edificio più a est dell'abitato.
La piazza non aveva l'aspetto attuale, in quanto non era presente la fila di alberi che ora la circonda che furono piantati solo nel 1949. Tutte le cartoline precedenti al 1943 la mostrano senza gli alberi, mentre la Palazzina Municipale e l'edificio che le sta accanto, ex sede della caserma dei carabinieri, si trovano nella posizione attuale dal 1904.
Attraverso via Torre da Piazza Vittorio Emanuele II si accede direttamente in Piazza Castello.
Piazza Castello era la piazza centrale di Campogalliano e doveva avere un aspetto molto simile a quello attuale fin dal 1500. All'epoca era sicuramente unita alle Motte da un ponte e le case erano addossate l'una all'altra, secondo la concezione medievale, e circondate da un muro con funzioni difensive. Il primo oratorio di San Rocco fu costruito nel 1576, sostituito poi da quello attuale verso la fine del 1600. In un edificio che faceva angolo con la torre civica si trovavano le vecchie scuole, abbandonate nel 1905 con la costruzione della nuova sede di via Fedrezzoni. Accanto ad esse c'era anche il municipio.
Da Piazza Castello si torni in Piazza Vittorio Emanuele II, da cui attraverso Via Roma si arriva in Piazza della Bilancia.
Piazza della Bilancia si estende dove sorgeva lo stabilimento Crotti Bilance e nacque dalla volontà del Comune di realizzare uno spazio aperto, laddove prima si trovava una fabbrica, per creare un nuovo luogo di incontro, di residenza e di lavoro, secondo il consolidato schema "casa e bottega".
La Piazza, inaugurata nel 1993, ha un occhio verso il passato, nel nome che ricorda le precedenti attività produttive del sito ed un occhio verso il futuro, nella concezione innovativa del complesso residenziale "Le Fontane", realizzato da Luigi Veronesi, da leggersi come centro commerciale e sociale contemporaneamente, fortemente radicato nel tessuto urbano.
Attraversata Via Roma, si passa in Via Manzoni da cui si accede in Piazza Pace.
In Piazza Pace si trovava nei decenni scorsi l'unico cinema di Campogalliano, che è stato recentemente ristrutturato dando vita a un bel complesso di pregiata rifinitura che ospita la nuova sede dei servizi sociali e sanitari e importanti associazioni di volontariato tra cui la Croce Rossa. La sua posizione laterale rispetto a strade di passaggio l'ha trasformata più che altro in un parcheggio, ma la realizzazione del nuovo edificio potrebbe modificarne positivamente l'aspetto e rivalutarne la funzione. Una volta era affiancata da un canale sul quale lavoravano uno spaccasassi, che preparava i pezzi di pietra per realizzare le strade, ed un maniscalco. Riguardo al canale utilizzato dagli artigiani, nella adiacente via Manzoni, se ne vede ancora la chiusa al centro della strada.
I luoghi della bilancia
Campogalliano è conosciuta nel mondo come "città della bilancia" e questa fama non è certo immeritata: da un parte, infatti, è strettamente legata alla produzione della bilancia dal 1840, dall'altra possiede l'unico Museo mondiale dedicato alla Bilancia.
L'itinerario fra i luoghi della bilancia comincia dalla sede della "Premiata Fabbrica Nazionale di Strumenti per Pesare", in via XXV Aprile al 17/A. Francesco Crotti, garzone nella bottega di un fabbro, cominciò a interessarsi di bilance nel 1840 e portò avanti il suo lavoro con passione e competenza, tanto che al tempo dell'Unità d'Italia la ditta era già famosa al di fuori di Campogalliano e la sua fama si consolidò sempre più. Poi, nel 1940, la ditta si trasferì nella nuova sede, che si trovava nell'odierna P.zza della Bilancia. Dopo aver aperto dopo la guerra un nuovo stabilimento a Rovereto, negli anni 80 Crotti cessò l'attività produttiva, ma intanto aveva "generato" molte altre ditte. Lavorando all'interno della Crotti molti giovani di Campogalliano avevano appreso il mestiere e imparato ad amare quest'arte e fra questi ricordiamo Demetrio Baccarani, che iniziò una sua attività alla fine del secolo scorso in una sede non più identificabile, ma collocabile approssimativamente di fronte alla canonica. Si trasferì poi ai primi del 900 nell'attuale via Don Minzoni.
Ma la filiazione più importante, in particolare per i successivi sviluppi dell'attività, è la attuale COOP Bilanciai. La ditta nacque nel 1949 dal lavoro di alcuni operai di Crotti , che avevano lasciato la ditta. La loro prima sede fu un oscuro laboratorio in via Barchetta al numero 25 . Nel 1951 a loro si aggiunsero altri operai licenziati dalla Crotti. Perfezionata la qualità della produzione, grazie alle competenze di Guido Gabrietti, che da Crotti aveva mansioni di caporeparto e che si era aggiunto al gruppo, si trasferirono presto in una sede più idonea con il nome "Sacchetti Gaetano & C." in via Marconi, approssimativamente nell'area dell'attuale supermercato COOP. Il nome cambiò poi in "Società Bilanciai" nel 1953 e coincise con la nuova sede di via Garibaldi, di fronte al supermercato CONAD. Ora l'azienda si è trasformata in Cooperativa, per sottolineare il ruolo di tutti i lavoratori nella produzione e ha una sede nuova, in via Ferrari, vicino all'autostrada. Intorno a questa azienda ruotano una serie di aziende ad essa più o meno collegate, che si occupano di produzione e ricerca in settori specifici della pesatura.
L'altro elemento determinante nel rapporto fra Campogalliano e la bilancia è il Museo − Centro di documentazione. Inaugurato nel 1989, si trova ora nella nuova sede, in via Garibaldi, accanto al supermercato CONAD. In quanto museo raccoglie 9000 fonti di cui 700 strumenti, provenienti da tutte le parti del mondo, databili dal 1300 ai giorni nostri, tutti funzionanti grazie alle cure di Guido Gabrietti, uno dei Soci Fondatori della Cooperativa Bilanciai.
Non vogliamo sciupare la sorpresa della visita, per cui qui si eviteranno anticipazioni sugli oggetti esposti, ricordiamo invece che il museo e l'annesso centro di documentazione sono aperti tutti i giorni festivi e i sabati dalle 10−12.30 e dalle 15−18.30 (15.30−19 orario legale) e anche in altri orari su prenotazione. E' infatti possibile, all'interno del Museo, grazie alla presenza di un'area didattica, il contatto diretto e l'esperienza personale con alcuni oggetti e con i sistemi di pesatura, anche attraverso strumenti multimediali, percorrendo un percorso didattico studiato dall'Unità di Modena del Gruppo Nazionale di Didattica della Fisica, tarabile sulle esigenze dei singoli gruppi, sia di adulti, che di bambini.
Ma il Museo non finisce all'interno dell'edificio (ex distilleria della cantina Sociale), ma si stende per tutta l'area di Campogalliano. Proprio partendo dal Museo, proponiamo un passeggiata verso il Comune, vicino alla chiesa (via XXV Aprile), all'interno del quale sono esposti numerosi pezzi. Passiamo poi al giardinetto fra la Palazzina del Comune e l'edificio accanto e qui in una teca sono esposte alcune bilance pesacarbone. Alcuni degli oggetti del Museo sono poi esposti all'interno di attività produttive, dove venivano utilizzati e quindi sono ottimamente ambientati. Esiste poi a Osteriola una pesa per carri, purtroppo non più funzionante, con annesso casotto e una dello stesso tipo si può vedere in un caseificio su via Canale Carpi.
Architettura del XX secolo
Iniziamo il nostro itinerario attraverso l'architettura di questo secolo con il Palazzo Municipale, perché rappresenta uno dei primi edifici costruiti appunto dopo l'inizio del secolo. Posto sulla strada principale del centro, vicino alla chiesa, rispettando quindi l'esigenza di raggruppare in un unico luogo tutti gli edifici aventi una pubblica funzione, è in stile neoclassico. Le linee sono molto sobrie e nel contempo eleganti, tanto che l'edificio non ha perso, pur dopo quasi cento anni, una sua bellezza composta. All'interno vi è un esposizione permanente di bilance e immagini legate alla pesatura .
Uscendo dal Municipio proseguiamo su via Garibaldi e dopo poche decine di metri incontriamo sulla nostra destra l'edificio della ex cantina sociale, ora sede del supermercato Conad. L'edificio fu costruito nel 1908 e si trovava allora ai margini dell'abitato. Era al centro di un'area molto ampia, in cui avevano sede le attività legate alla raccolta delle uve prodotte dagli agricoltori locali, e la loro successiva vinificazione. L'edificio, pur dovendo rispondere a esigenze di funzionalità, testimonia il rispetto per la architettura di tradizione rurale, grazie ai due corpi laterali, uniti dal porticato centrale, che introduce in un edificio lungo e ribassato rispetto ai corpi esterni, a pianta più tozza. Il portico, ancora oggi così elegante e funzionale, è dello stesso tipo di quello che si trova davanti a molte case di campagna nei dintorni di Campogalliano, dove svolge il compito di offrire alla casa un prolungamento coperto per difendersi dal sole e dalla pioggia, un ricovero di vari attrezzi e persone e quindi anche la possibilità di continuare certe attività anche in caso di pioggia. Accanto all'edificio della ex cantina sociale c'è l'edificio della ex distilleria, ora sede del Museo della Bilancia, sormontato da una terrazza bellissima, ora sede di concerti, godibili dalla piazzetta sottostante con effetti scenografici molto suggestivi. Proseguiamo ora su via Garibaldi, per voltare a sinistra su via Gramsci, al termine della quale troviamo la Scuola Elementare G. Marconi, opera importante degli architetti Botti e Marzi. L'edificio, costruito nel 1975, fu subito riconosciuto internazionalmente come esempio di modernità nell'edilizia scolastica. L'idea degli autori era di integrare l'edificio con la realtà esterna, senza permettere che si chiudesse in se stesso, come spesso accade nelle scuole, ospitate per lo più in edifici vecchi, legati ad una idea della scuola in atteggiamento difensivo verso il mondo esterno. Gli spazi interni hanno caratteristiche fortemente tonali, riconducibili alla vocazione pittorica dell'autore, con spazi che si allargano e si restringono, sempre aperti verso lo spazio circostante attraverso varie finestre e aperture dalla forme geometriche, quasi a offrire ai bambini spunti sempre nuovi per la loro fantasia. Su una parete della scala un murales, che ricorda la guerra partigiana, immagine forse in po' forte, ma sicuramente ben integrata in un contesto in cui il partigianato è storia più che epopea.
Romano Botti, friulano di nascita, ha compiuto i suoi studi a Venezia, laureandosi in Architettura, ma ha poi esercitato la sua professione in tutto il mondo. Attualmente ha uno studio di architettura a Modena, zona in cui ha eseguito molte opere importanti, di cui qui ne possiamo citare solo alcune: Casa a Torre in via Morane, Clinica Hesperia Hospital, Centro Assopiastrelle Sassuolo, Parco della resistenza a Novi di Modena e molte altre. Oltre ai progetti ed alle realizzazioni in Italia, ha poi lavorato a Cuba, dove a contribuito alla ristrutturazione della rete viaria, in Grecia, dove ha progettato Casa Gondrand a Corinto e a Lagos, in Nigeria. Ha inoltre partecipato a concorsi in varie parti del mondo, pubblicando opere sul suo lavoro e sull'architettura moderna. Accanto alla sua attività di architetto, ha anche una attiva produzione pittorica.
Dalla scuola prendiamo verso il centro e arriviamo in Piazza della Bilancia dove troviamo il Centro Residenziale le Fontane: creato dall'Immobiliare del Sole, vuole essere una risposta creativa e moderna al bisogno di spazi abitativi e commerciali locali. Posto intorno alla Piazza, storicamente centro nodale dell'economia di Campogalliano, coniuga l'uso di materiali moderni con il richiamo a strutture tipiche dell'architettura locale, come il portico. L'uso del cotto nei cornicioni forma un felice contrasto con i vetri riflettenti delle finestre e delle tamponature, così come l'uso del legno per i serramenti, sapientemente armonizzato con il bisogno di protezione dalle intemperie, che ha fatto scegliere ante pieghevoli. Il tutto si inserisce nel tessuto urbano preesistente attraverso i vari passaggi verso le principali strade della cittadina.
Itinerario artistico
Entrando a Campogalliano da via del Passatore si nota subito, sotto al cavalcavia dell'autostrada la sede della COOP Bilanciai. Si tratta di un edificio basso e allungato, costruito nel 1983, ma per il quale l'architetto Luigi Veronesi progettò nel 1993 l'attuale decorazione. Veronesi è nato a Milano nel 1908 ed è morto nel 1998. A Milano ha realizzato la sua formazione professione e ha lavorato in vari ambiti: scenografie per il teatro, lavori editoriali, fra cui anche libri per bambini, musica e colore, incisioni su legno e persino alcuni film astratti, purtroppo andati in gran parte perduti durante la guerra. Ha fatto molte mostre sia in Italia sia all'estero e ha insegnato all'Accademia di Venezia e all'Accademia di Brera.
La caratteristica saliente dell'opera, costituita da linee convergenti verso un cerchio giallo, che rappresenta il simbolo della perfezione e che fa da leit motiv di tutta la decorazione, è la dinamicità, che è da una parte un simbolo dell'azienda, dall'altro rispecchia il tipo di visione "veloce" che ne hanno i viaggiatori in transito sull'autostrada.
Dirigendoci verso il centro di Campogalliano, per via Barchetta, ci troviamo presto al bivio per via Rubiera e qui sulla sinistra, troviamo le scuole medie, dinnanzi alle quali possiamo soffermarci sulla statua di Daniela Sighicelli " Pensatrice". La statua, nata da un blocco di marmo bianco di Carrara, del volume iniziale di 3 metri cubi, è stata realizzata a Carrara nelle sue fasi iniziali e terminata a Campogalliano nel 1987. L'autrice, nata a Reggio Emilia nel 1953, ha iniziato i suoi studi artistici nel campo della ceramica, si è poi specializzata in Grafica pubblicitaria e nel 1978 ha conseguito a Carrara la qualifica di "Esperta del Marmo per Scultura e Smodellatura". Nel frattempo ha sempre lavorato come disegnatrice ceramista e tecnico degli smalti per diverse ditte del comprensorio reggiano−modenese. Intanto però cresceva in lei l'amore per il marmo, la cui tecnica ha imparato nel laboratorio dello scultore Luigi Corsanini. La scultura rappresenta una donna nuda, a ricordare la perfezione, colta nell'atto del pensare, tema che nell'arte era spesso riservato agli uomini. La scultura colpisce per la purezza delle forme, la semplicità della posa e la luce, conferitale dall'uso del marmo bianco.
Tornando indietro verso il centro del pese, andiamo verso Piazza della Bilancia. La piazza, nuova nella concezione e nella creazione, nasce al posto della vecchia fabbrica Crotti. Nella piazza, di cui parliamo più ampiamente nell'itinerario nr 4, vi sono le opere di due importanti artisti, che hanno contribuito al nuovo volto di Campogalliano: Raffaele Biolchini e Luigi Veronesi, che qui ha realizzato la pavimentazione. Si tratta di un'opera astratta: la piazza è idealmente divisa in una zona triangolare , sulla sinistra, una circolare all'estremità destra (in corrispondenza della fontana) ed una romboidale a partire dal centro, il tutto animato, come avevamo già visto nella decorazione della Cooperativa Bilanciai, da un senso di dinamicità, di vitalità, che conferma la vocazione moderna della piazza alla vitalità, a essere centro di evoluzione e sviluppo verso l'esterno. Biolchini ha realizzato la fontana. Il soggetto scelto è di tipo naturale, ma profondamente nuovo nell'interpretazione, un po' enigmatica ed evocativa di quel passato che rivive nella nuova piazza: una foglia che galleggia sull'acqua, su cui è posato un ranocchio, tre foglie in bronzo che si slanciano fuori dall'acqua , e sulle quali cammina una tartaruga, e infine una bilancia a bracci uguali che evoca l'idea dell'equilibrio. Raffaele Biolchini è nato a Niviano, frazione di Pavullo nel 1946. Dopo aver studiato all' Istituto d'Arte Venturi a Modena, prosegue i suoi studi all'Accademia di Bologna. Già durante gli studi inizia ad esporre le sue opere in regione. Tutti i materiali lo attirano, e, in particolare, si dedica allo studio degli altri artisti, interesse che lo porterà a fare viaggi in tutta Europa. Si cimenterà con il marmo, il legno, il bronzo, con sculture piccole ma anche con opere di grandi dimensioni, credendo fermamente nel valore dell'arte negli edifici pubblici. Morì improvvisamente nel 1994.
Le case sparse
A Campogalliano (come in tutto il Modenese e nel Reggiano) la tipologia di casa colonica più diffusa è quella ad elementi separati, dove, cioè, la stalla−fienile si trova in un edificio separato dall'abitazione. Nei poderi più piccoli talvolta si tratta di un unico edificio, dove la stalla si trova al piano terreno e la casa in parte al piano terreno, ed in parte al piano superiore. Vi sono però anche strutture "a corte", in cui vari edifici si raccolgono intorno ad un cortile centrale. Questo tipo di struttura è raro nella nostra zona, perchè di origine piacentina e non modenese, ma a Campogalliano ve ne sono alcuni esempi particolarmente belli ed interessanti. La tipologia "a corte" si divide ulteriormente in "corte aperta" (in cui gli edifici sono separato gli uni dagli altri) e a corte chiusa (in cui gli edifici sono inseriti in un perimetro di solito definito da un muro, di cui gli edifici fanno parte integrante). Nel tipo a corte l'insieme degli edifici di solito si affaccia su una strada, cui però volge le spalle, come rivolta verso se stessa, chiusa all'esterno.
Il nostro itinerario attraverso le case sparse, ossia quelle abitazioni al di fuori del centro abitato, comincia proprio da un edificio a corte chiusa, "Casa Bianchi poi Bortolucci", via Rubiera 3. Notiamo subito il muro che la circonda integralmente. L'unico edificio affacciato alla strada è la cappella privata, mentre la villa padronale si trova sulla sinistra del cortile. La casa, originariamente proprietà della famiglia Bianchi, apparteneva a Ludovico Bianchi, che pose anche il pilastro che troviamo all'angolo fra via Rubiera e viottolo Valle, cugino del Bianchi che possedeva il casino Bianchi. Se volgiamo l'occhio verso nord possiamo scorgere la torre colombaia del casino Bianchi, da cui i due cugini si potevano vedere. Molte sono gli aspetti interessanti in questo edificio, oltre all'eleganza di tutta la costruzione: la torre colombaia (detta anche colombarolo o colombare), per esempio, tipica di queste zone, e non presente nella corte chiusa lombarda, che pare avesse originariamente funzioni di avvistamento e di difesa.
Fra gli elementi caratteristici di questa zona dobbiamo ricordare l'uso del cotto e del mattone, unici materiali utilizzati per la costruzione di queste case, sia per le parti strutturale, sia come elementi ornamentali. In questo edificio, in particolare, possiamo notare la recinzione, per la quale sono stati utilizzati mattoni a forma tondeggiante. Entrando nel cortile possiamo notare che gli edifici si dispongono intorno alla corte . Disposta a nord la casa padronale, per godere del sole del mattino, sull'altro lato, dalla parte dei campi, le abitazioni dei salariati, di fronte alle quali troviamo la barchessa ed i servizi. Casa Bortolucci, come di solito la corte chiusa, dispone di due porte, una sulla strada ed una sui campi, qui chiusa da un bel cancello in ferro battuto. Sulla parete della casa padronale, a guardare il cortile, una bella meridiana conferisce alla casa un aspetto nobile ed elegante, e una fontana rotonda, formata da un monolite, forniva acqua spontaneamente (ora grazie ad un rubinetto).Proseguiamo ora per via Fontana fino all'incrocio con via Viareggio, e voltiamo a destra. Dopo circa un chilometro incrociamo via San Martino e la attraversiamo verso via Fornace. Il nome di questa via è da riferire alla presenza di varie fornaci in questa zona, adibite alla produzione di mattoni e laterizi.
Qui incontreremo parecchie case sparse, che hanno suscitato il nostro interesse e, nonostante lo stato di assoluto abbandono di alcune di esse, meritano uno sguardo attento. In via Fornace al numero 8 troviamo un edificio in stato di grave deterioramento in cui però si nota la fornace separata dalla casa e belle finestre frangisole (gelosie). Questo è un tipico esempio di casa ad elementi separati, dove, con una varietà di soluzioni differenti, i vari edifici si trovano posti su un unico cortile, ma separati gli uni dagli altri. Di solito i servizi (forno, bassi comodi e ghiacciaia) si trovano in piccole strutture a se stanti, come in questo caso. Procedendo per via Fornace, al numero 16 abbiamo un altro esempio tipico della architettura locale, seppure di origine bolognese: la serliana. Si tratta di una doppia colonna con luce interna, il cui scopo è evidentemente di alleggerire la costruzione e per spostare verso l'alto il peso delle masse murarie, ma anche di permettere una buona areazione dei locali adibiti a fienile, edificio che qui purtroppo sta crollando. Già da lontano, sulla sinistra si staglia la sagoma della bellissima "Casa San Taddeo". La casa non è più abitata in modo stabile, come molti di questi edifici rurali, ma non ha perso la sua naturale eleganza. Era, insieme alla successiva Casa Rangoni, di proprietà della famiglia Rangoni, importante famiglia modenese, che qui aveva dei poderi e di conseguenza delle residenze estive. Del tipo a corte aperta, propone quasi tutti gli elementi architettonici locali tipici: la torretta, ornata da cornici in cotto con, in più rispetto ad altri edifici, elementi decorativi più eleganti, come l'arco tamponato. Purtroppo sulla cima della torre non è più visibile un bell'angelo di ferro battuto, che è invece presente in molte fotografie di non molti anni fa. Nel cortile, di fronte al vecchio caseificio, si nota il pozzo esterno, posto nell'edificio di servizio . Sulla sinistra una serie di edifici rispettivamente, partendo dall'edificio centrale (casa padronale), la stalla fienile, l'abitazione contadina ed il caseificio, che merita uno sguardo particolare. Le grandi finestre sono protette da frangisole, che permettevano la areazione dei locali, impedendovi però la penetrazione dell'acqua. Questa tecnica, nata dall'ingegno dei muratori locali che, disponendo di materiali molto semplici (mattoni) con poche variabili di forma, li disponevano in modo da ottenerne risultati fantasiosi, diede poi luogo alla produzione di pezzi appositi, come possiamo vedere nelle fasce orizzontali di questo caseificio e nelle lunette delle finestre.
Torniamo indietro per via Rangoni, attraversiamo via Fornace e proseguiamo su via Rangoni nella direzione opposta. Al numero 4 troviamo un'altra bellissima casa degli stessi proprietari originari, fortunatamente in ottimo stato di conservazione, in cui ancora sono in corso lavori di ristrutturazione, casa Rangoni. Si tratta di una struttura a corte chiusa, addossata alla strada, su cui si affaccia una cappella privata. Al centro della facciata una torre colombaia rotonda, che secondo l'uso toscano, talora viene chiamata trapas. La torre si arricchisce spesso di fori fra i mattoni, legati all'uso successivo di ricovero per i colombi. Possiamo vedere anche un bella cappella privata che si affaccia sulla strada e che viene ancora utilizzata per recitare il rosario nel mese di maggio, con eleganti finestre frangisole realizzate in cotto.
Percorriamo via Rangoni fino all'incrocio con via dei Mulini. Al nr 48, dall'altra parte della strada, il più antico dei mulini che danno il nome alla strada, il Mulino di Panzano, che utilizzava l'acqua del Canale Carpi. Il mulino presenta una piacevole decorazione in cotto nel bancali delle finestre, che ancora sottolinea la cura dei particolari ornamentali anche in edifici che certamente non erano destinati a casa padronale. In questo caso abbiamo l'uso della disposizione dei mattoni a "spina di pesce nel sottotetto" e nei bancali delle finestre. Altro elemento tipico che ricorre anche in questo edificio sono gli archi del portico antistante la casa e che si affaccia sulla strada.
Terminato il nostro giro, possiamo tornare verso Campogalliano, percorrendo via dei Mulini, fino all'incrocio con via Vittorio Emanuele, poi proseguire su via Gramsci, per arrivare, attraverso via Rubiera, al punto di partenza, davanti a Casa Bianchi, ora Bortolucci.
Le case storiche
L'itinerario precedente propone una visita alle case sparse, ossia le case poste al di fuori dell'abitato. Con questo itinerario proponiamo una passeggiata attraverso alcune case della tipologia "casino padronale". Si tratta di edifici sempre legati all'economia agricola, ma più riconducibili a grandi fondi, di cui il casino o villa era il centro. Spesso queste residenze non venivano abitate in modo permanente dalle famiglie, ma erano residenze estive, per fuggire all'afa della città, ma anche per sorvegliare più da vicino i lavori agricoli. Questa tipologia di case è meno presente nel nostro territorio, perché c'era una prevalenza di fondi di piccole dimensioni, ma a Campogalliano ne sono rimasti alcuni esempi importanti. Spesso sono introdotte da una lunga fila di alberi, di solito pioppi cipressini, ed da colonne in cotto che portano eleganti cancelli in ferro battuto.
Cominciamo la nostra passeggiata al di fuori del territorio comunale, nella famosissima Villa Dallari, situata sulla strada che porta da Modena a Campogalliano, in località Lesignana. La decisione di uscire dal territorio del Comune è nata sia dal particolare pregio artistico della villa, sia dalla considerazione che in realtà essa funge quasi da introduzione al paese, grazia alla sua posizione sulla strada provinciale. Essa è attribuibile all'architetto Francesco Vandelli (1795−1856), famoso architetto ducale, autore a Modena del Teatro Comunale e del Foro Boario, di cui porta alcuni segni caratteristici, quali gli archi ripetuti tre volte visibili nei corpi laterali. Fu costruita probabilmente su una precedente costruzione, che ha inglobato ed è separata dal Secchia da un terreno circondato da pioppi, tagliato dalla strada provinciale. La struttura si compone di un corpo centrale e due corpi laterali, che terminano con due edifici in cui erano collocate attività tipiche del vivere in villa: all'estremità occidentale sono poste stanze di servizio, a quella orientale una cappella dedicata a Sant'Anna. Sulla facciata bellissimi ornamenti in ghisa di stile neoclassico, riferibili all'epoca di costruzione della villa, che rappresentano fiori e frutta, posti negli sfondati tamponati. Tutta la costruzione è caratterizzata da un grande senso di armonia, che permette all'edificio di inserirsi deliziosamente nell'ambiente circostante, grazie anche al parco che la circonda, ricco sia di vegetazione autoctona sia di piante esotiche peraltro ben acclimatate. Sul lato est della villa si trova una serra, frutto del lavoro del precedente proprietario, Francesco Carbonieri, appassionato cultore di piante. Non possiamo qui purtroppo per esigenze di spazio descrivere nei dettagli la villa, che pur meriterebbe tale attenzione sia per la parte esterna, sia per quella interna, ove vi sono ancora decorazioni originali, oggetto di un accurato ed attento restauro. Nell'insieme si tratta di un piccolo gioiello, fortunatamente scampato ai danni del tempo, nonostante una bomba lo abbia colpito durante la seconda guerra mondiale. Dispiace dover temere ora per la sicurezza della Villa, e degli edifici circostanti e facenti parte della proprietà originaria a causa della prossima costruzione della Linea ad Alta Velocità, che dovrebbe passare pericolosamente vicino alla proprietà.
Proseguiamo verso il paese, entriamo a Campogalliano dal via del Passatore, prendiamo via Madonna e voltiamo a sinistra dinnanzi al cimitero. Qui troviamo Casa de' Pietri, posta all'angolo fra via Albone e via Rubiera. La tipologia è proprio quella descritta: la casa ha l'entrata principale lontana dalla strada, l'ingresso è segnato da un cancello in ferro battuto che si apre su un viale di pioppi cipressini. Davanti alla casa c'è un giardino, con piante da fiore, che segna chiaramente il confine con la zona a agricola. Il giardino, databile fra al fine del 1800 e l'inizio del 1900, occupa una superficie di 6000 metri quadrati ed era organizzato sulla base di un asse prospettico legato al viale d'accesso non più utilizzabile . All'interno del giardino alcune piante veramente interessanti, fra cui un frassino pendulo, esemplare unico a Campogalliano, pianta esotica non autoctona. La casa era di proprietà della famiglia Rovighi−Muzzioli ed è entrata in possesso della famiglia De Pietri solo nel dopoguerra.
Lasciamo Casa de' Pietri, e andiamo verso i laghi Curiel, prendendo via Madonna. Poche centinaia di metri dopo il Santuario, sulla nostra destra vediamo una bella villa , si tratta di Casino Ricchi, la villa più antica di Campogalliano, che probabilmente è stata costruita nel 1600. Introdotta da due filari di pioppi, elegante nella struttura , presenta tutte le caratteristiche del casino padronale. Non ha edifici agricoli nelle immediate vicinanze e si notano le tracce di un giardino, nel quale si può ancora vedere una enorme magnolia, sicuramente con 50 anni di età. La casa apparteneva alla famiglia Sassoli, dal cui nome deriva il nome del Santuario di Campogalliano, poi ai Carandini, cui deve il nome la strada ed entrò in possesso degli attuali proprietari solo in tempi più recenti. .L'ultima tappa del nostro itinerario attraverso alcune residenze signorili di Campogalliano è rappresentato da Casino Bianchi, che si trova su via San Martino al numero 19. Per raggiungerlo torniamo su via Madonna, la percorriamo fino al cimitero, poi voltiamo a destra, prendiamo via Gramsci e all'incrocio ci immettiamo nella strada provinciale per San Martino, verso sinistra. La villa si trova dopo circa quattrocento metri sulla sinistra. Si tratta di una elegante costruzione che si affaccia ora direttamente sulla strada, senza un viale di accesso, perlomeno nella sua sistemazione attuale ed apparteneva all'astronomo Giovanni Bianchi, cugino del proprietario di Casa Bianchi−Bortolucci. La famiglia Bianchi discendeva per parte femminile da Ludovico Antonio Muratori ed annovera fra i suoi membri personaggi insigni della storia locali. La casa è del 1799 e lo sappiamo con certezza grazie alla presenza di una tavoletta che ne ricorda la data di edificazione e che si trova ora all'interno della casa. Il piano terra si articola intorno alla loggia, sulla quale si affacciano la cucina, la dispensa e le cantine. Mentre al primo piano, sulla loggia si affacciano le camere da letto. I piani superiori erano destinati a granaio e vi veniva ospitata la parte più pregiata del raccolto. Torniamo ora verso Campogalliano, dove possiamo fermarci o tornare al punto di partenza sulla strada provinciale per Modena.
Le maestà
Questo itinerario ci condurrà attraverso una serie di "segni cristiani minori", come li ha definiti l'arcivescovo di Modena Nonantola, che però minori non sono, nella misura in cui sono testimonianza della religiosità popolare e della storia di un gruppo e di un luogo, in questo caso Campogalliano ed i suoi abitanti. In una accurata ed attenta ricerca, realizzata a Campogalliano nel 1993 dall'architetto Alberto Desco, sono stati censiti 112 di questi segni, di cui, purtroppo alcuni da allora sono scomparsi. La maggior parte di queste maestà si trova concentrata nel centro storico, ma noi proponiamo invece un itinerario fuori dal centro, per unire al piacere di vedere questi suggestivi oggetti di devozione, il piacere di una passeggiata o un giro in bicicletta.
Il nostro itinerario inizia davanti al Santuario della Sassola, perchè sulla strada che lo congiunge al paese, percorso della processione di maggio, troviamo una serie di maestà, ma prima ci dirigiamo nella direzione opposta, verso i laghetti. Ai numeri civici 5 e 7 vi sono delle nicchie. Al numero 5, ex Casa Corradini Rovatti troviamo una targa murata sotto ad un portico interno, difficilmente visibile, che rappresenta la Madonna della Sassola, nella casa successiva l'immagine è stata spostata all'esterno, chiusa da un cancelletto. È ben visibile dalla strada e rappresenta la stessa Madonna. Entrambe sono state poste nel 1973, durante i lavori di ristrutturazione delle due case. Al numero 16 c'era un San Geminiano, ora non più visibile, posto nel 1980. All'incrocio con stradello Boccolari, abbiamo una edicola arborea, databile fra la fine del 1800 e l'inizio del 1900, che racchiude una statuetta di Sant'Antonio. Infine, tornando verso il centro, all'incrocio fra via Madonna e via Croce sorge un pilastro a nicchia, della prima metà del 1800, con una immagine della Madonna della Sassola. La croce sopra al pilastro è una bella croce lanceolata con volute e raggi, che ricorda le ferite della passione di Cristo. Un altro piccolo pilastro, posta dinanzi ad un condominio, fra viottolo Terni e via Torre, segna il passaggio della processione, in occasione della quale viene ornato con rose che formano il saluto "Ave Maria". Procediamo su via Madonna, dinanzi al cimitero voltiamo a sinistra e proseguiamo per via Rubiera. Poche centinaia di metri più avanti, sulla sinistra, all'angolo con Viottolo Valle sorge un pilastro a nicchione davanti ad una quercia. Il pilastrone venne posto, come ci dice la scritta sottostante, da Ludovico Bianchi, proprietario del podere su cui si trova, nel 1886, per ricordare un'indulgenza di 40 giorni, che L'arcivescovo di Modena aveva concesso ai diocesani che si fossero fermati a pregare in questo luogo. Procedendo di poco su via Rubiera a Casa Bianchi poi Bortolucci troviamo un oratorio, attraverso le cui finestrine si può ancora vedere all'interno, rispettando la loro funzione originale . L'oratorio, infatti, pur appartenendo alla villa davanti alla quale si trova, aveva uso pubblico, come dimostra l'accesso sulla strada.
Tornando verso Campogalliano prendiamo via Zucchini Ovest. Subito all'incrocio sorge un pilastro, che ospita nella nicchia un'immagine della Madonna di Loreto, forse dipinta su lamiera, precedente al 1884, con la insolita dicitura "Salve Maria". Sulla sommità una bella croce latina gigliata, che nella simbologia delle croci, indica la purezza.
Va precisato che la croce in questo tipo di collocazione non ricorda la morte di Cristo, ma rappresenta invece la fusione fra la dimensione umana (braccio orizzontale) e quella divina (braccio verticale) e ha quindi una funzione di promessa e di speranza, non di morte.
Procedendo su via Zucchini Est troviamo al numero 2 una nicchia presso un cantonale, contenente una piastrella della Madonna Assunta di Carpi, probabilmente del XIX secolo, in mediocre stato di conservazione e al numero 12 di via Zucchini Est (dopo l'incrocio con via per Reggio), a casa Berualda, una nicchia in un pilastro di portico , purtroppo priva della immagine che originariamente conteneva, probabilmente del XVIII secolo. Infine sempre su via Zucchini, all'incrocio con via Canale Erba troviamo un pilastro a nicchia, databile 1884, contenente una targa in ceramica, rappresentante una Madonna con bambino. Sulla sommità di nuovo una croce, ma questa volta del tipo ancorato che simboleggia la salvezza.
Proseguendo per via Zucchini, dopo circa un km, voltando a sinistra in via dei Cardi/via Canale Erba, si esce dal territorio di Campogalliano, ma merita uno sguardo la bellissima Villa Maestri, che si trova al nr 38. Vincenzo Maestri (1832−1907), famoso architetto, attivo a Modena nel secolo scorso, autore fra l'altro del progetto del teatro Storchi, aveva qui una residenza estiva, che si può ammirare nella sua ricchezza di dettagli architettonici.
Proseguendo per via Canale Erba si arriva all'incrocio con via San Martino , che prenderemo in direzione Campogalliano, fino all'incrocio con via Ometto. All'incrocio, sulla strada troviamo un pilastro a nicchia, che contiene una immagine della Madonna della Sassola. La croce sopra al pilastro è una croce latina lineare, posta su un globo. Torniamo ora verso il centro ed entriamo in paese per via per San Martino, via Martiri della Libertà e arriviamo dinnanzi alla Chiesa, dove sorge una grande croce in ferro. Prendiamo poi via dei Mille e all'angolo con via Menotti troviamo nel muro della casa una statuetta di Sant'Antonio in gesso, del 1924, chiusa da un cancelletto in ferro, su cui sono ben leggibili le lettere SA (Sant'Antonio).
I segni della memoria
Nel territorio di Campogalliano i cippi, le steli e i monumenti che ricordano la guerra partigiana sono molti, perché grande è il rapporto del paese con questo periodo della sua storia e forte è ancora oggi la memoria. Qui noi proponiamo un breve itinerario attraverso quei monumenti che ricordano le singole, piccole lotte di singole persone, perché il tempo non possa cancellare il destino di questi giovani e la pietra ne conservi per sempre la memoria nella collettività. L'opposizione al partito fascista iniziò a Campogalliano negli anni 20, ed ha proseguito per tutto il periodo prebellico raggiungendo momenti di forte tensione al momento dell'entrata in guerra dell'Italia. Nella guerra partigiana a Campogalliano erano attive la brigata "Diavolo" e la brigata" Bonacini", ma erano le famiglie, le donne, i vecchi che organizzavano i collegamenti con i partigiano nascosti sulle montagne, che, trasportando merci e persone verso le colline reggiane e nascondendo fuggitivi nelle case, hanno rappresentato l'anima locale e popolare della Resistenza.
Questi segni sono per lo più in campagna, spesso isolati dalle case, talvolta all'interno rispetto alla strada, a sottolineare il rapporto di questa generazione e di questa terra con la natura e la campagna.
Il nostro piccolo itinerario parte in via San Martino, all'incrocio con via Ometto, dove si trova un cippo in pietra che ricorda la morte di Carlo Dallari di Panzano (Pepo), professione contadino, morto il 23/30 (esistono date differenti) aprile 1945 nel tentativo di disinnescare una bomba. Più all'interno in via Ometto, accanto al pilone dell'alta tensione c'è una croce in ferro, che ricorda lo stesso evento, probabilmente troppo lontana dalla strada, segna, però il punto esatto dove il fatto è avvenuto. Pochi metri più a sinistra proseguiamo per un viottolo sterrato di circa 100 metri che si congiunge con via Zucchini, attraverso la quale arriviamo su via Rubiera.
Proprio all'incrocio con via Albone c'è un secondo cippo: qui sotto un cespuglio di olivetto c'è una stele con targa in marmo, che ricorda la morte di Enzo Lelli (Marco) e Vittorio Bonacini (Gianni), morti in combattimenti il 22 aprile 1945. Il primo, bolognese, era nato nel 1913, il secondo di Campogalliano, autista, aveva 34 anni. L'episodio nel quale trovarono la morte è legato alla Villa De Pietri, allora Vaccari, vicino alla quale si trova il cippo. Alcuni tedeschi si erano rifugiati nella villa al passaggio dell'esercito di liberazione, ci fu uno scambio di fuoco nel quale rimasero uccisi i due giovani.
Tornando verso Campogalliano prendiamo la strada per Carpi e sotto al cavalcavia sull'autostrada prendiamo a sinistra, per via della Chiesa. Qui, circa 150 metri dopo la chiesa, sulla destra, troviamo un cippo in marmo, rettangolare, sovrastato da una croce. Il cippo è lontano dalle case, posto in un campo, relativamente vicino alla strada.Qui si ricordano Enea Ronzoni (nato a Panzano nel 1924) e Ferdinando Ori, nato a Campogalliano nel 1922. Entrambi appartenenti alla brigata partigiana Bonacini, furono fucilati qui il 17 novembre 1944. Il più giovane aveva solo 20 anni, l'altro 22. Ori era contadino e viveva vicino alla Chiesa, Ronzoni poco più lontano. Andarono a casa una notte, scendendo dalle montagne dove si trovavano con i loro compagni partigiani. Ori forse per salutare la fidanzata che aspettava un bambino e con la quale si stava per sposare. Furono vittime di una imboscata e fucilati lì, vicino alle loro case.
Torniamo verso via Canale Carpi e in direzione Carpi. Poco prima dell'incrocio con via Argine Panzano, dopo una casa, sulla destra, troviamo il piccolo monumento ad Adalciso Lodi e Vittorino Rustichelli. Questi era nato a Panzano nel 1907 e faceva il contadino. È stato fucilato dai nazifascisti il 29 marzo 1945, mentre si trovava nei campi a lavorare L'altro, nome di battaglia Lupo, nato a Modena nel 1923 aveva trovato la morte pochi giorni prima, sempre per mano dei nazifascismi, che avevano saputo da qualcuno dove si nascondeva. Lasciò una giovane moglie.
Prendiamo poi via Argine di Panzano, la percorriamo fino all'incrocio con via Nuova, dove svoltiamo a sinistre e dopo pochi metri c'è il cippo che ricorda la morte di Guaitoli Zeno il 24.2.1945. Il cippo si trova all'interno di una siepe di bosso, sulla strada. Torniamo indietro su via nuova, nella direzione opposta verso Saliceto Buzzalino. Dopo la chiesa , di fronte al cimitero vi sono due cippi : il primo è un pilastro in laterizio, inserito in un rettangolo di siepe, con un bassorilievo in marmo che ricorda un combattimento svoltosi qui il 28 settembre 1944 , in cui morirono Olivo Righi, 21 anni di Carpi, di professione garzone di un casaro e Aldo Guidetti, 33 anni di Campogalliano, medaglia d'argento al valor militare alla memoria, Comandante di Formazione Partigiana. Quel pomeriggio, durante la vendemmia, attaccarono insieme alla loro brigata un gruppo di Brigate nere che passava sulla strada. Uno dei due morì subito, l'altro per le ferite riportate. Poche decine di metri più avanti, proprio di fronte al Cimitero c'è un cippo in cemento, rialzato, che ricorda la morte di quattro giovani, tutti fucilati qui il 20 settembre 1944. Il primo, Lino Storchi, di Campogalliano, nome di battaglia Marco faceva il salumiere, aveva 21 anni. Il secondo, di Modena, Osvaldo Grandi , fornaio, nome di battaglia Riccio. Franco Castelli, di Maranello, 25 anni, appartenente alla 14a brigata Remo ed infine, Dino Corradi, di Concordia del 1915, nome di battaglia Gianni, appartenente alla stessa brigata partigiana. Furono tutti arrestati in vari rastrellamenti e dopo essere stati incarcerati a Modena per un certo periodo, furono portati lì per essere fucilati, dopo una breve sosta nel paese.
Torniamo a Campogalliano, dove all'incrocio fra via Di Vittorio e via Roma c'è il monumento alla Resistenza. Realizzato nel 1974 da Ettore de Conciliis, ricorda tutti gli episodi e le persone legate alla guerra di liberazione. Il progetto nasce da un concorso al quale parteciparono tutti i ragazzi delle scuole medie di Campogalliano, ne scaturirono dei disegni, dai quali come un collage, l'artista trasse il disegno finale del monumento.
L'autore, nato ad Avellino, ha lavorato molto all'estero e ha vissuto sia negli Stati Uniti sia in Messico, dove ha approfondito la sua tecnica nel Murales. Attualmente vive a Fiano Romano, dove nel 1972 ha fondato il Centro di Arte Popolare. Fra le sue opere più significative ricordiamo il Memoriale di Portella della Ginestra, commissionatogli nel 1980 dalla regione Sicilia, primo esempio italiano di land−art extra urbana.
Laghi Curiel e casse di espansione: il parco fluviale del Secchia
L'idea del Parco nasce nel 1982 dalla collaborazione dei Comuni di Rubiera, Campogalliano e Modena, ma la realizzazione risale al 1989 con l'attivazione del Consorzio , al quale si aggiunse il Comune di Carpi nel 1996.
Il parco fluviale del Secchia è nato con lo scopo principale di regolare, attraverso le casse di espansione, le piene del fiume. Esso comprende in realtà aree con caratteristiche e finalità diverse: innanzi tutto c'è la zona umida (i laghi): essa nasce dalle cave di ghiaia, che hanno formato ampi bacini, nei quali è affiorata acqua di falda. Questa zona, attraverso la quale sono possibili lunghe e piacevoli passeggiate, è diventata presto sede di una ricca vegetazione palustre in cui hanno trovato la loro ottimale sede , anche permanente, 120 varietà di uccelli. Sono infatti ricomparsi fra le specie stanziali, la gallinella d'acqua , la folaga, il tuffetto, il germano reale , il martin pescatore e l'airone cinerino. Fra le specie che vengono qui a svernare e qui spesso nidificano, ricordiamo la sterna e la garzetta e l'airone rosso. All'interno delle casse, nel bacino, lungo il quale scorre una via sterrata, utilizzato anche dai camion che trasportano ghiaia, c'è un isolotto, detto garzaia, dove su un gruppo di salici, nidifica una numerosa popolazione di cormorani, che, provenienti dalle regioni baltiche, cercano qui climi più miti per svernare. Spesso si ha la fortuna di incontrare rapaci diurni, quali il nibbio, il falco pescatore, lo sparviero, la poiana e il gheppio, mentre al sopraggiungere della sera si muovono rapaci notturni. Le zone umide sono il regno di anfibi come rane e tritoni. Rara, ma presente, è anche la tartaruga palustre.
Molto ricca anche la fauna ittica, fra cui il luccio, che sta scomparendo dai canali della nostra zona, la tinca e l'alborella. Pur provenendo da altre zone, si sono ambientati perfettamente all'interno del parco il carassio e la carpa.
Per difendere al meglio questo patrimonio è ovviamente vietata la caccia, rigorosamente regolamentata la pesca mentre sono disponibili per i visitatori due punti di osservazione, appositamente schermati, dai quali si possono osservare la garzaia e le acqua aperte. Molti altri sono gli animali che hanno scelto a loro dimora questa zona, e coloro che sono interessati a questo aspetto "naturalistico", possono rivolgersi a: Centro di Documentazione Ambientale l'Airone (0522/626662).
Ricca è anche la flora della zona di difesa ambientale, dove pare proprio che il bosco stia prendendo di nuovo possesso della terra. Questa parte di Italia era coperta da un foresta ininterrotta, di cui sono rimaste solo poche tracce, a causa degli insediamenti umani, che hanno radicalmente disboscato, per fare spazio alle coltivazioni a scopo alimentare. Ora stanno nascendo di nuovo il salice ed il pioppo, anche grazie al sapiente intervento dell'uomo, che sta aiutando la natura a riprendersi quello che era suo. Vi sono anche ontani neri, aceri campestri e frassini. L'arbusto più diffuso è l'amorfa, che ha assunto caratteristiche di infestante; ampiamente presenti sono anche il biancospino, la rosa canina ed il sambuco. In prossimità delle acque, dove i lavori di escavazione sono terminati da tempo, si possono vedere piante tradizioni della zona, legate alle acqua, come la canna palustre ed il giunco. Molte sono anche le piante medicinali, il tarassaco, la malva, l'equiseto e la menta. Nelle acque ferme vi sono splendidi cuscini di ninfee.
All'interno dell'area sono ben visibili le opere umane di contenimento delle acque, in particolare il manufatto regolatore (sbarramento in cemento armato lungo 150 metri e alto 9, con tutti gli annessi ( sfioratore, scaricatore, traversa). Grazie a queste opere possono essere regolate piene dell'ordine di 1500−200 mc/s e volumi di acqua che superano i 100 milioni di mc.
Intorno all'area di interesse naturalistico vera e propria si estende per 1200 ettari l'area di rispetto ambientale, soggetta e regolamentazioni che ne tutelano la conservazione.
La terza area in cui si suddivide il parco è la zona di interesse storico−culturale, che si trova essenzialmente nel comune di Rubiera, e che comprende essenzialmente due complessi di edifici : la Corte di Rubiera e Palazzo Rainusso, per i quali si demanda al Comune di Rubiera, che fornisce tutta la documentazione desiderata.
Molte sono le attività sportive che è possibile pratica all'interno del parco, nella zona adibita a parco attrezzato, che comprende i laghi Curiel e vari punti di ristoro e picnic, servizi e quant'altro collegato alle elevate presenze, in particolare domenicali.
Tutta la zona del parco è percorribile a piedi, e da alcuni punti lo spettacolo è veramente interessante. In particolare verso il tramonto, quando il sole è basso sull'acqua si può godere di scorci bellissimi, godibili in assoluta tranquillità, specialmente nei giorni feriali.
Per chi proviene da Modena il parco è raggiungibile dal Ponte della Barchetta attraverso la pista ciclabile, che è ben indicata.
Il Passo della Barchetta
Ora si chiama Ponte della Barchetta ed è diventato il portale di accesso a Campogalliano per i ciclisti, gli scooteristi ed i pedoni, ma è sempre stato solo il Passo della Barchetta. Solo dall'aprile del 2000 è per al prima volta un vero ponte e congiunge Campogalliano con Modena. La struttura attuale, nata dalla collaborazione dei due Comuni, su progetto dell'architetto Luca Romano, pesa 75 tonnellate ed è lunga 55 metri. Non ha strutture nell'alveo del fiume e si nota da lontano per l'arco in ferro, leggermente inclinato (15°), che sorregge una passerella in legno pronta ad affrontare le piene del Secchia, dal quale è sollevata di 9 metri (livello medio).
Sono proprio le piene del Secchia, oltre alle vicende della storia, che hanno caratterizzato le alterne sorti di questo passaggio. In tempi antichi il passaggio avveniva sul letto del fiume, ovviamente quando la quantità di acqua lo permetteva. Si parla per la prima volta del Ponte della Barchetta nel 1277 quando fu emanato un decreto per la costruzione di un ponte che avrebbe dovuto essere di legno. Il luogo in cui doveva sorgere, ma non sappiamo se fu mai costruito, doveva essere Majagallo (nome sopravvissuto nella attuale via Magnagallo). Nel 1600 e 1700 sappiamo che il passo era costituito da barche e nelle sue vicinanze si trovavano edifici in cui viveva il passatore e dai quali, grazie alle altane, si poteva tenere sotto controllo l'andamento della piena. In quell'epoca faceva parte della via Maestra del Marchesato .
Durante la guerra i tedeschi costruirono un ponte in legno, ma nel primo dopoguerra il passaggio era consentito solo ai pedoni ed ai ciclisti (con bici a mano!) attraverso una passerella, che però era soggetta alle piene. Quando l'acqua era più alta era un passatore che, in cambio di un pedaggio, (che come ricordano i vecchi di Campogalliano era arrivato a 15 lire al mese per gli studenti) faceva passare sull'altra sponda. Questa situazione con la passerella sempre più insicura, durò fino al 1966, quando la piena distrusse definitivamente i piloni che la reggevano. Venne così interrotto un collegamento che era molto utilizzato dai pedoni e dai ciclisti di Campogalliano, per recarsi a Modena, e che permetteva di non percorrere il lungo e pericoloso stradone che collega Campogalliano a Ponte Alto.
Ora il ponte collega di nuovo Campogalliano con Modena, attraverso un pioppeto, oltre l'argine, attraversando gli abitati di Tre Olmi e Quattro Ville fino al Cavalcavia della Madonnina ed è interamente percorribile in bicicletta, in scooter (limitatamente ai giorni feriali) ed a piedi, essendo la distanza dal ponte al Cavalcavia della Madonnina di soli 7 km e consente ai Modenesi di percorrere la strada in direzione inversa fino ai laghi Curiel e al Parco fluviale del Secchia attraverso una via quasi interamente lontana dalle macchine e dai pericoli del traffico.
Le piante secolari
Campogalliano ha una grande tradizione agricola e strettamente legati all'agricoltura sono anche gli alberi ad alto fusto, di cui il Comune è ricchissimo, ma noi ci limiteremo a presentare alcuni degli esemplari più importanti, presenti nella zona, che sono stati censiti nel 1986, con un accurato lavoro, voluto dal Comune e realizzato grazie alla collaborazione di varie persone esperte di botanica e conoscitori del territorio.
Il nostro itinerario comincia dalla quercia del Bosco, che si trova in proprio davanti al vecchio caseificio in via del Bosco, nei pressi della proprietà Benatti.
Essa appartiene alla specie "quercus pubescens" o roverella ed è una delle tre specie di quercia (complessivamente ne esistono circa 500) che sono presenti a Campogalliano tipica di tutta la pianura padana. Tutta questa zona trae il suo nome proprio da un bosco di querce che vi si trovava fino alla fine del 1600, che rendeva la zona particolarmente ricca di legname e quindi interessante dal punto di vista economico, benché le dimensioni di questo bosco fossero piuttosto ridotte. Nella famosa carta del Vandelli databile alla metà del 1700, non ve ne è più traccia, quindi possiamo supporre che allora fosse stato completamente sfruttato. La quercia perde le foglie nella stagione invernale e i frutti sono delle piccole ghiande. Questo esemplare ha più di 80 anni.
Tornando su via del Bosco, proseguiamo su via Madonna, verso sinistra, dove, all'incrocio con Stradello Boccolari, c'è un Acero campestre, di circa 60 anni , purtroppo ormai secco, con una edicola arborea, dedicata a Sant'Antonio. Si tratta di una tipo di albero ad alto fusto, caratteristico delle zone pianeggianti, che non raggiunge grandi altezze, dal tronco contorto e ricco di rami. Le infiorescenze, che sbocciano nel masi da aprile a maggio, si trasformano poi in frutti alati, che si chiamano "samare". Le foglie sono profondamente lobate. Torniamo indietro su via Madonna, dove nei pressi delle vecchie scuole, c'è un maestoso ippocastano, di un'età compresa fra i 60 e gli 80 anni e prendiamo via Carandini, dove si trovano due filari di pioppi, a sottolineare il viale di accesso al Casino Ricchi. Il pioppo, da noi presente nel tipo "cipressino" è pianta raramente allo stato selvatico, ma spesso piantata dall'uomo intorno alle proprietà, pertanto spesso nella tipologia "a filare" . Lo scopo, oltre a quello di delimitare la proprietà, è di fermare il vento e di difendere quindi altre piante, per esempio alberi da frutto. Queste piante possono raggiungere anche i 35 metri di altezza.
Da via Carandini riprendiamo via Molino Valle (dopo aver percorso una decina di metri di via Albone). All'incrocio, sulla destra, possiamo ammirare un enorme gingko biloba. Si tratta di un a pianta straordinaria, facilmente identificabile per le foglie a ventaglio. E' un albero fossile, risalente all'era mesozoica, unica specie sopravvissuta fino ai nostri giorni della famiglia delle Gingkoales. Dalla vita lunghissima, raggiunge dimensioni enormi. Il nostro esemplare ha intorno ai 70 anni. Procedendo sulla stressa strada, davanti al numero civico 8 A ci troviamo fra due filari di robinie, vecchie di circa 40 anni, vicine ad alcune querce. La robinia è una pianta molto diffusa nelle nostre zone, dove tende ad essere infestante e che ha fiori profumatissimi. La sua caratteristica è di avere un apparato radicale molto forte, per cui viene spesso utilizzata per trattenere il terreno nelle zone franose. Torniamo indietro, su via Albone, e andiamo verso i laghi Curiel: oltre i laghi, nella zona del maneggio, vi sono 5 querce di oltre 60 anni, che danno il nome al ristorante e al maneggio stesso. Torniamo indietro e riprendiamo via Albone, percorrendola fino all'incrocio con via Rubiera, dove, sulla destra, troviamo Villa De Pietri, con i suoi tassi, vecchi di oltre 50 anni che si piegano sulle acque del canale. Il tasso è pianta diffusa in zone montagnose nell'area mediterranea, ed è particolarmente pregiato per il legno, che si presta ad essere intagliato e per il suo valore ornamentale. All'interno della proprietà si può vedere una magnolia enorme di almeno 50 anni. Voltiamo a destra e, subito dopo, a sinistra in via Gramsci. Al semaforo prendiamo a sinistra per via San Martino e fermiamoci all'incrocio con la strada provinciale nr 13. Proprio al di là della strada , nella proprietà Melli, ci sono alcuni pioppi cipressina, che delimitano il giardino verso la strada. Procedendo sulla Provinciale per San Martino, dopo circa 1500 metri , voltiamo a destra in via Fornace e qui, davanti alla prima casa sulla sinistra, ci sono una quercia (proprietà Clite Sogari) e, nella terza casa sulla destra (proprietà Samuele Bocedi) tre olmi italiani. Torniamo ora di nuovo verso Campogalliano, per la stessa strada che abbiamo percorso all'andata e in via Gramsci, vediamo sulla nostra destra le Montagnole, ricche di piante ad alto fusto , fra cui si trovano alcuni aceri campestri decisamente vecchi. Proseguiamo e all'incrocio con via Rubiera, voltiamo a sinistra, prendendo via Barchetta. Dopo l'incrocio con Viottolo Terni, sulla destra, nel cortile del condominio che ne prende il nome, sorge una vecchia quercia di dimensioni enormi.
L'antica via maestra del Marchesato
La dinastia degli Este di San Marino iniziò l'11 maggio 1501 quando il duca di Ferrara Ercole I investì il fratello Sigismondo dei feudi di Campogalliano, San Martino, Castellarano, Roteglia e San Cassiano. Iniziò così un capitolo importante della storia di Campogalliano, anche perché nel 1573 il duca di Ferrara elevò a marchesato il feudo di San Martino, e Campogalliano, accrescendone quindi l'importanza. La dinastia degli Este di San Martino si estinse nel 1752 con la morte dell'ultimo marchese Carlo Filiberto II. Il marchesato visse ancora attraverso alterne vicende, finché nel 1792 tornò definitivamente alla camera Ducale. Campogalliano era sì un luogo periferico rispetto al centro del Marchesato, che era San Martino, ma offriva motivi di interesse per i Marchesi, come la caccia nel bosco, lo sfruttamento delle cave di ghiaia ed il pedaggio per il passo della Barchetta, per cui si trattava comunque di un territorio piuttosto ambito. Fra le testimonianze di questo periodo relativamente florido per Campogalliano, ricordiamo l'esistenza di un giardino estense nel luogo oggi chiamato Le Montagnole. Vale la pena di ricordare che la famiglia Este, duchi di Modena e Ferrara aveva da sempre curato moltissimo i suoi giardini, che nel 1500 erano famosi in tutta l'Europa, facendone luoghi di incontro e quindi anche di esibizione della loro magnificenza, oltre che luoghi di piacere personale. Il giardino è un elemento fondamentale del progetto della città ideale, creata a misura d'uomo e tutto nei giardini è progettato in maniera accurata e ricco di riferimenti simbolici alla casata e alla sua fama.
Fra le altre opere legate a quell'importante epoca di Campogalliano ricordiamo l'antica Via Maestra del Marchesato che conduceva da Campogalliano a San Martino e che fu percorsa da San Carlo Borromeo (vescovo di Milano e Abate Commendatario dell'abbazia di Nonantola), nel suo viaggio attraverso queste terre.
Questa strada partiva dal paese, dal punto in cui finiva via Barchetta e di qui iniziamo il nostro itinerario, proponendo un viaggio nel tempo attraverso quella via, che in certi punti, a parte l'asfaltatura, possiamo immaginare uguale all'epoca in cui vi passò San Carlo con il suo seguito di carrozze e prelati, ma che quotidianamente era percorsa da carrettieri, cavalli e pedoni carichi di ceste e mercanzie, che venivano trasportate all'interno del marchesato. Prendiamo via dei Mille ( in macchina naturalmente dobbiamo girare intorno alla strada a causa del senso unico)e ci troviamo dinnanzi al Municipio. Continuiamo per via Roma, attraversiamo via Di Vittorio e prendiamo a destra per via XXV luglio, dove ora c'è la sede della Bugatti. Qui ora la strada è interrotta dall'autostrada, ma allora continuava. Noi aggiriamo l'ostacolo e superiamo l'autostrada con il cavalcavia, voltiamo a sinistra al semaforo e andiamo verso Saliceto Buzzalino per via Nuova. Dopo poco incrociamo via Barbolini, che sarebbe la prosecuzione ideale di via XXV luglio, se non vi fosse l'autostrada. Prendiamo via Nacmani e sbuchiamo al Mulino di Panzano (vedi itinerario nr 8 e nr 16) sulla via Canale Carpi o via dei Mulini e la percorriamo fino all'incrocio con via Rangoni. Qui voltiamo a sinistra e percorsa via Rangoni fino in fondo, dopo aver attraversato anche via Fornace, arriviamo in via Canale Erba, dopo aver passato l'abitato di Triggiano. Qui c'è una chiesa dove, in occasione delle messe (perché altrimenti l'edificio è chiuso) si può vedere un quadro simile a quello della chiesa di Campogalliano e a quella di San Martino (ora in restauro) in cui viene rappresentato San Carlo Borromeo. Questo passaggio del famoso vescovo, venerato per la sua intercessione nelle pestilenze, fu talmente importante per la nostra zona che probabilmente fu il Marchese stesso a ordinare una serie di quadri da inserire nelle chiese per le quali era passato. Arriviamo poi sulla via per San Martino e su questa proseguiamo fino alla Rocca, raggiungendo la meta del nostro "viaggio".
Se seguiamo l'itinerario che abbiamo percorso su di una cartina, pare incredibile che abbiamo fatto tanta strada per arrivare a San Martino, quando ora c'è una via veloce e cortissima, ma la via Maestra era l'unica per arrivare alla sede del Marchesato. A parte questa strada c'erano solo sentieri, a stento percorribili coi carri, con il pericolo di impantanarsi quando il terreno era bagnato. La strada moderna è stata creata solo dopo l'unità d'Italia, così come la strada che da Campogalliano va verso Modena. Al tempo del Marchesato le strade per andare a Modena erano sostanzialmente due, o quella che passava per il passo della Barchetta, che però per i carri era percorribile solo quando il fiume era praticamente secco e quella che passava da Lesignana, aggirando quindi il fiume, poi per Ponte Alto e giungeva infine alla Madonnina. In una carta del 1750 la lunghezza di questo percorso per raggiungere Modena era indicato in 2452 pertiche (pari a 7670 metri ca. ), mentre per la strada per il passo della Barchetta la lunghezza viene indicata in 2026 pertiche (pari a 6350 metri circa).
I Canali ed i Mulini
L'acqua ha sempre svolto un ruolo importante in questo territorio, sia nel bene che nel male. Se i fiumi hanno creato innumerevoli disastri e portato disagi alla popolazione, ne hanno però anche permesso la vita attraverso l'agricoltura, l'alimentazione dei mulini, i trasporti.
La prima osservazione sull'idrografia a Campogalliano è legata a fonti antiche, che citano due fiumi di età preromana, il Gabellus ed il Secula o Secies. Pur non avendone la certezza, dal momento che molti studiosi tendono a riferire entrambi i nomi al Secchia, pare probabile, che fossero due corsi d'acqua distinti, e che Gabellus fosse un affluente del Po, fra l'Enza e lo Scoltenna.
E' accertato, invece, che il fiume Secchia venisse attraversato da un ponte nella zona fra Modena e Reggio, quindi approssimativamente a Campogalliano e che nella stessa zona si trovasse anche una stazione di posta. E' altamente probabile che il Secula (Secchia) costeggiasse l'antico Bosco di Campogalliano, in cui sono state trovate tracce di insediamenti romani. L'attuale corso del Secchia risale invece all'8. secolo d. C., quando furono fatte notevoli opere di canalizzazione per fare confluire il fiume in un canale navigabile, che a Rubiera prendeva direzione nord ed andava a confluire nel Po.
E' bene ricordare che le vie d'acqua erano nel passato spesso più pratiche di quelle stradali, per lo meno per il trasporto delle merci, come dimostra la grande fortuna del Canale Naviglio, che da Modena − si trovava la darsena dietro al Palazzo Ducale − conduceva fino a Venezia attraverso canali e fiumi.
Del Gabellus, invece, si è persa ogni traccia in tempi molto antichi.
Varie volte il corso del Secchia ha subito mutamenti, talora naturali, talora voluti dall'uomo, che ha sempre cercato di piegarlo ai suoi bisogni attraverso canali, che avevano la funzione di far arrivare l'acqua del fiume dove essa serviva all'uomo, oltre che a tentare di regolare il livello di un fiume, così soggetto a piene disastrose.
Dell'esistenza di questi canali abbiamo notizie certe già dall'antichità, ma la carta del Vandelli del 1700 ne segna quattro principali:
Il Canale di Panzano/Canale di Carpi (vengono utilizzati entrambi i due nomi ma si tratta dello stesso canale), il Dogaro che esiste ancora, il Lama ed il Pauzzolo, che confluiva nel Lama.
Per il nostro itinerario cominciamo dal Mulino più antico di Campogalliano, il Mulino della Valle, che si trova nell'attuale via Mulino della Valle, e che rappresenta l'antico corso del Canale di Carpi. Questo canale rivestiva un ruolo importante nella economia locale, in quanto veniva utilizzato per azionare diversi mulini, di cui questo, che nel 1700 apparteneva ai Marchesi d'Este, era il più importante. L'edificio basso e bianco, ora, dopo lavori di restauro, casa di abitazione, si trova sulla destra della Via dei Mulini, venendo dal centro e andando verso Rubiera. Torniamo indietro e proseguiamo per via Albone e all'incrocio con via Fontana voltiamo a destra verso il cimitero. Poco più avanti, all'entrata del centro di Campogalliano, troviamo il Mulino di Campogalliano. L'edificio, bisognoso di restauri, risale ad un periodo successivo alla Rivoluzione francese, quando si fecero grandi opere di canalizzazione negli abitati vicini ai fiumi. È ben visibile all'esterno dell'edificio l'alveo del canale che, provenendo dal Mulino della Valle, circondava l'abitato, fungendo contemporaneamente da alimentatore per il Mulino e da fogna per il paese. Di questo passaggio del canale all'esterno della cerchia abitata abbiamo una traccia evidente anche in via Manzoni, dove si può ancora vedere parte della chiusa.
A proposito delle acque nel territorio di Campogalliano, merita un menzione la storia del Conte Greppi, proprietario di terreni nel territorio di Campogalliano, che nel 1783 voleva creare una risaia nei pressi del paese. Innanzi tutto questo fatto ci permette di renderci conto di quanta acqua stagnante vi fosse in questa zona, acqua legata prevalentemente alle esondazioni ed ai fontanazzi, che aveva permesso già nel 1600 la risocoltura nella zona. Alla fine del 1700, dopo un periodo in cui questa coltivazione era scomparsa, tornò in auge e il Conte chiese il permesso alle autorità di creare una risaia nelle sue terre. Molti medici si espressero il loro parere sulle conseguenza per la salute dei cittadini, giungendo alla conclusione che palude o risaia non facesse una grande differenza, tanto che l'autorizzazione fu data, ma la popolazione protestò vivacemente perché la malaria era una malattia endemica da queste parti, tanto che alcune medici si espressero in maniera chiara sulla sua pericolosità. D'altra parte a quei tempi non si conosceva ancora il meccanismo di contagio attraverso la zanzara Anophele e si credeva che la malattia fosse scatenata dai miasmi delle acque stagnanti. Si fecero molti progetti per sanare la zona intorno a Fontana, ricca di acque stagnanti, ma solo in epoche più recenti si sono ottenuti risultati buoni.
Proseguendo verso Carpi, dopo aver attraversato il centro di Campogalliano, prendiamo via dei Mulini, attuale corso del Canale di Carpi, di cui si hanno notizie già in una carta del 1730, e qui troviamo molti mulini, di cui il principale è il Mulino di Panzano, il primo che troviamo sulla destra andando verso Panzano. Il mulino, di elegante fattura, presenta molte caratteristiche costruttive interessanti (vedi itinerario nr 8), ma qui ricorderemo invece una grida che lo riguarda. Datata 1780, è firmata da Carlo Bertolani, Consigliere Giudice di Modena e obbliga tutti i contadini di Ganaceto, Lesignana, Panzano, Panzanello e Saliceto di Buzzalino a far macinare le proprie farine ("far macinare le loro biade tutte, e di qualsivoglia sorta") nel suddetto mulino, di proprietà dei signori Conti Manzoli del Monte. La grida è molto minacciosa verso i trasgressori e prevede il ritiro della merce e pesanti sanzioni per chi venisse trovato in possesso di farine macinate in altro mulino. La stranezza è che la grida, che riguarda paesi che si trovano all'interno del marchesato di San Martino si riferisce ad un mulino che non si trova invece in quel territorio e proviene da Modena, giuridicamente non competente per quel territorio. La stessa grida fa anche divieto di "levare l'acqua del canale del Mulino", con il rischio di impoverirlo.
Proseguendo fino a Carpi su via dei Mulini troviamo molti mulini, tutti di epoca decisamente successiva.
Possiamo tornare a Campogalliano per la stessa strada.
I luoghi della cultura
In un itinerario ideale attraverso i luoghi dove la cultura vive a Campogalliano ci pare naturale partire dalla Biblioteca, che ha la sua sede in un edificio annesso e idealmente e fisicamente collegato alla Scuola Elementare Marconi e che si propone ai cittadini come una struttura molto più complessa di una semplice biblioteca. Al suo interno, infatti, vive un Centro Culturale, che propone varie iniziative ai cittadini di Campogalliano, quali corsi di musica, di lingue straniere e di altra natura, conferenze e mostre, offrendosi quindi come centro di aggregazione locale e non solo come luogo in cui sono conservati i libri. La biblioteca dispone di 25.000 volumi disponibili al prestito gratuito a scaffale aperto e offre il servizio di catalogo on line, grazie al quale è possibile sapere se e dove un certo libro è reperibile in una biblioteca della provincia. La fonovideoteca dispone di 1370 fonti, tra cassette audio e video, cd, video e documentari. La biblioteca è però soprattutto un luogo dove i ragazzini più giovani possono studiare, stare insieme in un ambiente sicuro, in cui possono avvicinarsi alla cultura senza soggezione, in tutte le sue forme, dalle più tradizionali, come il libro, a quelle più moderne, come la multimedialità. Per ulteriori informazioni sull'attività del centro culturale è possibile rivolgersi al nr 059/527021.
Per i ragazzi più grandi, ma non solo, è disponibile Villa Barbolini. La Villa, che si trova in via Guevara, recuperata per iniziativa del Comune nel 1989, è sede del Progetto Giovani, che attraverso varie attività ed iniziative, si propone di creare momenti di aggregazione, ma soprattutto di informazione nei vari campi che interessano da vicino la vita dei giovani, scelta della scuola, formazione permanente, lavoro (anche attraverso offerte di lavoro proposte dalle aziende), salute, viaggi, vita sociale e cultura. Negli ultimi anni Villa Barbolini ha concentrato il suo impegno in vari progetti aventi per finalità la crescita interculturale dei giovani di Campogalliano, come scambi internazionali, iniziati con la città austriaca di Zeltweg, e poi ampliati a varie altre città. In particolare merita una menzione il progetto "Africa", che vede ogni anno un gruppo di bambini del popolo Saharawi ospiti della Villa, nella speranza che possano riprendersi dalle sofferenze fisiche e morali a cui li sottopone la guerra. Negli orari di apertura è possibile anche utilizzare Internet per navigare nella rete o trovare uno spazio per leggere riviste e giornali a disposizione degli utenti. Sono disponibili inoltre sale musica, in cui gruppi musicali possono tenere le prove, e una sala polivalente, il tutto naturalmente su prenotazione e rispettando un apposito regolamento.
Da alcuni anni viene organizzato durante l'estate Tienanmente, rassegna musicale ad ampio spettro, che attira giovani e meno giovani da tutta la provincia e che si svolge nel parco Tienanmen
Nella Ludovilla sono raccolti giochi, sia per i più piccoli, sia per i più grandicelli, disponibili anche al prestito domestico. Qui si organizzano anche proiezioni di film e giornate particolari a tema, laboratori per i bambini ed i ragazzi, che a seconda della stagione si svolgono all'interno o all'esterno. I ludotecari sono disponibili a consigliare e dare indicazioni ai bambini ed ai loro genitori. Per ulteriori informazioni sull'attività della Villa rivolgersi al nr 059/851008.
Bibliografia storica sul territorio
- Lodovisi Achille
1860−1980. CAMPOGALLIANO − Un municipio e la sua comunità
A cura di Giulia Domati. Edizioni Libra 93, Campogalliano, 2007, pp. 186, ill. colori, € 25. ISBN 88−86143−21−4 Collana Biblioteca di Storia Locale. 19 (Territorio e ambiente.9).
Oggetto della pubblicazione è il racconto della storia del Consiglio Comunale di Campogalliano attraverso le decisioni che l'assemblea degli amministratori ha adottato nel corso di 120 anni di storia, dall'Unità d'Italia al 1980. Il lavoro è scaturito sia dall'analisi storica dei contenuti delle delibere consiliari sia dalle testimonianze orali di un gruppo di cittadini, diretti testimoni delle vicende del paese, che sono state raccolte nel corso di incontri condotti dai curatori della ricerca. Il volume contiene centinaia di immagini provenienti dall'archivio fotografico del Comune custodito presso il Centro della Cultura, che offrono una ricchissima testimonianza di come la fisionomia del paese si sia modificata negli anni, in conseguenza anche delle decisioni adottate dal Consiglio Comunale.
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Il cielo in terra. Le tavolette dipinte del santuario della Sassola
Testi di Alberto Desco e Graziella Martinelli Braglia. A cura di Giulia Luppi e Giulia Domati.
Edizioni Libra 93, Campogalliano, 2004, pp. 240, 219 ill. colori, 1 cartina, € 30.
ISBN 88−86143−19−2 Collana Biblioteca di Storia Locale. 17 (Tra religione e cultura.2).
Oggetto della pubblicazione è un catalogo delle tavolette dipinte attualmente esposte nel santuario della Madonna della Sassola, che assieme ad alcune altre (al momento in canonica in attesa di restauro) assommano a quasi 180. Si tratta del più cospicuo patrimonio di tavolette del genere presente in Regione, e questo nonostante le rilevanti perdite subite nel tempo. Esse abbracciano uno spazio temporale di quasi due secoli, dalla costruzione del santuario a metà Settecento fino alle soglie dell'ultima guerra. Ognuna di esse costituisce una testimonianza, liberamente resa da qualcuno, di un intervento divino o comunque miracoloso, ottenuto grazie all'intercessione della Madonna, di soccorso in qualche circostanza della vita quotidiana: una malattia, un incidente stradale, sul lavoro o domestico, un'aggressione, una causa in tribunaleà Le tavolette illustrano una per una queste grazie ricevute, ricostruendo con la maggiore verità possibile ambienti, personaggi e dinamica dell'accaduto. Il tutto per documentare con precisione, e pubblicamente, per che cosa si ringrazia il Cielo e Maria. Le tavolette sono state indagate anche da un punto di vista propriamente 'artistico', cercando di inserire, per quanto possibile, queste singolari espressioni pittoriche nell'insieme della produzione artistica locale del tempo. Altri oggetti votivi, dotati dello stesso significato anche se tradotto in forme diverse, sono i quadretti con lamine d'argento a forma di gambe, mani, occhi, soprattutto di cuori. Hanno dapprima affiancato le tavolette dipinte, arrivando poi col tempo a sostituirle. Sono oltre 200, custoditi non al santuario ma in un salone dell'edificio di fronte. Nel 2004 ricorre il centenario dell'incoronazione della Madonna della Sassola, solenne rito (per il quale si ottenne il permesso della Santa Sede) celebrato il 15 agosto 1904 nel Duomo di Modena, dopo un'imponente processione che portò la gente di Campogalliano a Modena con la sua Madonna. -
Mestieri vecchi e nuovi. Memorie e indagini a Campogalliano
Testi di Liliana Benatti Spennato e dei ragazzi delle classi VA, VB e VC dell'Istituto Comprensivo di Campogalliano anno scolastico 2002−2003 A cura di Giulia Luppi e Giulia Domati. Edizioni Libra 93, Campogalliano, 2003, pp. 95, 64 ill. colori, € 15.
ISBN 88−86143−18−4 Collana Biblioteca di Storia Locale. 16 (Territorio e ambiente.8).
La presente pubblicazione presenta un'indagine sulle attività lavorative che hanno caratterizzato il nostro territorio e che ne hanno determinato l'attuale configurazione, ricercando la radice dei mestieri attuali nei mestieri di una volta. La ricerca sui mestieri di una volta è stata condotta dalla signora Liliana Benatti Spennato, campogallianese d'origine, che ha ricostruito, grazie ai suoi preziosi ricordi, la realtà di Campogalliano durante la sua infanzia attraverso il racconto del mestiere del contadino, della postina, del birocciaio, della levatrice, del vendemmiatore, del sarto, del "lévaputèin", dell'uccisore di maiale, della serva, del panettiere, del falegname, dell'orologiaio, della lavandaia, dell'oste e del bilanciaio. Il ritratto che ne esce è quello di un paese ancora basato essenzialmente su di un'economia di tipo agricolo, in cui si cominciavano a delineare però, accanto ai lavoratori artigiani, alcune figure professionali, quali il contadino, il birocciaio e il bilanciaio, capaci col tempo di creare la fortuna e la ricchezza di Campogalliano e del suo territorio. Partendo dalla ricerca della signora Benatti Spennato sono poi state coinvolte le classi V elementari dell'Istituto Comprensivo che hanno condotto un'indagine sull'evoluzione dei mestieri fino ai giorni nostri, attraverso l'incontro con artigiani, imprenditori, commercianti, lavoratori e professionisti locali che hanno consentito ai ragazzi di visitare le loro realtà produttive e quindi di toccare con mano il loro lavoro.
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Turisti per casa, a Campogalliano e dintorni. 20 itinerari per riscoprire il nostro territorio
a cura di Giulia Luppi e Giulia Domati
Edizioni Libra 93, Campogalliano, 2002, pp. 163, 98 ill. colori, 20 cartine, € 18.
ISBN 88−86143−17−6 Collana Biblioteca di Storia Locale. 15 (Territorio e ambiente.7)
Il volume si compone di 20 itinerari distinti in naturalistici, storici, artistici, culturali e su e giù per il territorio, che illustrano le emergenze turistiche di Campogalliano. Frutto di anni di ricerche sul territorio condotte dal Centro della Cultura, è indirizzato prevalentemente alla popolazione locale ma anche a tutti coloro che raggiungono Campogalliano periodicamente o saltuariamente, cui viene offerto come strumento di riscoperta degli aspetti più e meno noti della storia e delle caratteristiche del paese. I 20 itinerari, da percorrersi a piedi, in macchina e soprattutto in bicicletta, sono accompagnati da altrettante cartine che Tracciano con precisione i percorsi e indicano le emergenze individuate.
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Sant'Orsolina di Campogalliano. Una chiesa e la sua comunità
a cura di Giulia Luppi, Paola Domenicali e Dameri Debora
Edizioni Libra 93, Campogalliano, 2001, pp. 224, 99 ill. colori e b/n, € 23,24.
ISBN 88−86143−16−8 Collana Biblioteca di Storia Locale.14 (Tra religione e cultura.1)
La pubblicazione, nata per dare voce alla memoria storica e religiosa della comunità di Campogalliano, ha tratto impulso dalla raccolta di immagini ed oggetti sacri connessi al culto di Sant'Orsola, patrona di Campogalliano, messi a disposizione del Centro della Cultura dal sig. Eraldo Carnevali. Il volume ripercorre la storia del martirio di Sant'Orsola e si sofferma sull'analisi della pala contenuta nella Chiesa Parrocchiale, per poi ricostruire la storia della devozione verso la santa che è cresciuta con lo sviluppo di Campogalliano e della sua comunità.
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Una mano di pane. Tradizioni gastronomiche a Campogalliano dagli anni Venti agli anni Quaranta
A cura di Giulia Luppi, Paola Domenicali, Cristina Sola e Liliana Benatti Spennato.
Edizioni Libra 93, Campogalliano, 2001, pp. 89, 51 ill. colori e b/n, € 15,50.
ISBN 88−86143−15−X Collana Biblioteca di Storia Locale.13 (Usi e costumi.2)
Il volume è il risultato di una ricerca sulle abitudini alimentari a Campogalliano tra gli anni Venti e gli anni Quaranta del '900, condotta attraverso una serie di interviste divenute occasione per approfondire insieme alle tradizioni gastronomiche del territorio anche i modi di vita, le forme di sopravvivenza, i rituali e le tradizioni della popolazione locale. Il libro è corredato da una serie di ricette abbozzate brevemente e presentate come consigli in cucina.
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Soldati d'Italia e di Campogalliano 1940−1945
A cura di Giulia Luppi, Paola Domenicali, Luigi Nascimbeni, Michele Smargiassi e Claudio Silingardi.
Edizioni Libra 93, Campogalliano, 2000, pp. 251, 195 ill. colori e b/n, € 23,24.
ISBN 88−86143−13−3 Collana Biblioteca di Storia Locale.12 (Testimonianze.2)
La ricerca approfondisce il contributo dei soldati di Campogalliano alla seconda guerra mondiale, che non si limitò alla lotta di Resistenza e agli ultimi venti mesi di guerra culminati nella Liberazione, ma si concentrò anche nei primi tre anni di guerra e portò all'internamento di tanti giovani combattenti nei campi di prigionia tedeschi e alleati. Il volume ricostruisce la storia di oltre 350 ragazzi, molti mai tornati, che, partiti da Campogalliano, si ritrovarono a combattere su tutti i fronti, dalla Francia all'Albania, dalla Grecia e la Yugoslavia alla Russia e la Libia, e furono fatti prigionieri, oltre che in Germana e in Inghilterra, in alcuni casi persino in Algeria, Tunisia, Egitto, Sud Africa, India, Stati Uniti e Australia.
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Michela Gavioli, Anna Maria Ori
Memoria della guerra e della Resistenza a Campogalliano. Una proposta didattica
a cura di Giulia Luppi, Paola Domenicali, Claudio Silingardi
Edizioni Libra 93, Campogalliano, 2000, pp.62, 15 ill. b/n, € 8,80.
ISBN 88−86143−12−5 Collana Biblioteca di Storia Locale.11 (Quaderni didattici.1)
Il volume si affianca al libro di Domenico Pietri "A viso scoperto", come strumento didattico indirizzato prevalentemente alle scuole, che aiuti i ragazzi a ricostruire la realtà della seconda guerra mondiale e della Resistenza, fornendo loro una proposta di lettura e di lavoro sul libro, che ne individua nuclei tematici e possibili approfondimenti. Il volume si chiude con una bibliografia, delle indicazioni archivistiche e un glossario utili per focalizzare alcuni temi.
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Domenico Pietri
A viso scoperto. Antifascismo e Resistenza a Campogalliano nei ricordi di un giovane partigiano
Edizioni Comune di Campogalliano, Campogalliano, 1999, pp.126, 17 ill. b/n, € 7,80.
ISBN 88−86143−10−9 Collana Biblioteca di Storia Locale.9 (Testimonianze.1)
Racconto autobiografico che narra la partecipazione di Domenico Pietri alla Resistenza a Campogalliano, suo paese natale. Pietri, allora giovanissimo, segue il percorso della propria memoria incrociando le vicende personali con gli avvenimenti di carattere collettivo, offrendo squarci significativi sulle condizioni di vita e di lavoro nelle campagne durante il Fascismo e la seconda guerra mondiale. Dal racconto emerge la faticosa ricostruzione del movimento partigiano, che fu espressione di tutta la comunità locale.
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Eraldo Antonini
Il giardino mancato. Il giardino narrato
Edizioni Comune di Campogalliano, Campogalliano, 1998, pp.153, 135 ill. colori e b/n, € 36,16.
ISBN 88−86143−09−5 Collana Biblioteca di Storia Locale.8 (Territorio e ambiente.6)
Verso la fine del Cinquecento a Campogalliano, per volontà di Filippo I d'Este, marchese di San Martino, venne edificato un palazzo con annesso giardino, luogo di delizie. Dell'edificio non rimane nulla, ma accurate indagini hanno permesso di ricostruire la storia di questo palazzo, demolito nel corso del Settecento, che si collocava nel sito de " Le Montagnole". Il volume insieme alla storia del palazzo e dell'area , acquistata dal Comune e destinata ad uso pubblico, esamina il rapporto odierno che intercorre tra l'uomo e la natura.
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Le Montagnole e gli Estensi XIV−XVI secolo
a cura di Giulia Luppi, Cristina Sola e Carla Corti
Edizioni Comune di Campogalliano − Centro Culturale, Campogalliano, 1997, pp.69, 82 ill. colori e b/n, € 13.
ISBN 88−86143−07−9 Collana Biblioteca di Storia Locale.7 (Territorio e ambiente.5)
Il volume ricostruisce le vicende storiche legate al sito detto "Le Montagnole" attraverso l'analisi dei frammenti ceramici che vi sono stati rinvenuti e delle fonti documentarie. Pare, infatti, che nel XV secolo nel sito vi fosse una complessa struttura difensiva, formata da un borgo fortificato e da un castello, a testimonianza dell'importanza strategica che rivestiva nel Medioevo e nel Rinascimento. Nella zona della Montagnole sono stati ritrovate, inoltre, delle ceramiche riconducibili ai secoli XIV−XVI che attestano la presenza di una o più fornaci. Si tratta di maioliche arcaiche, ceramiche ingobbiate e graffite, riconducibili alle produzioni estensi dei quei secoli. Tra il XIV e il XV secolo, infatti, il dominio estense ebbe alterne vicende a Campogalliano, che poi nel 1501 entrò definitivamente a far parte del Marchesato di San Martino, di cui fu investito Sigismondo d'Este.
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Campogalliano. Dagli insediamenti preistorici all'età delle macchine
A cura di Giulia Luppi e Cristina Sola
Edizioni Comune di Campogalliano − Centro Culturale, Campogalliano, 1996, pp.279, 309 ill. colori e b/n, € 51,60.
ISBN 88−86143−06−0 Collana Biblioteca di Storia Locale.6 (Territorio e ambiente.4)
Nato dalla volontà di far conoscere per esteso la storia di Campogalliano, il volume parte dallo studio dei primi insediamenti che risalgono all'Età del Bronzo Media e Recente (XVI−XIII secolo a.C.) fino all'evoluzione ambientale del paese dal 1860 ai giorni nostri. Ampi capitoli, inoltre, sono dedicati alle tipologie di case contadine, alla dinamica del territorio nelle carte, nelle mappe e nelle foto aeree, ai luoghi della fede e ai segni religiosi, alle lotte sociali e alla conflittualità politica
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L'orologio e la campana della torre civica
a cura di Giulia Luppi e Daniele Adilardi
Edizioni Comune di Campogalliano − Centro Culturale, Campogalliano, 1996, pp. 46, 59 ill. colori e b/n, € 8,80.
ISBN 88−86143−05−2 Collana Biblioteca di Storia Locale.5 (Territorio e ambiente.3)
Il volume si occupa di un reperto antico di misurazione del tempo, l'orologio pubblico posto sulla torre all'ingresso di Piazza Castello, nucleo urbano originario di Campogalliano, che dal 1754 è per gli abitanti del luogo un punto di riferimento per la scansione delle ore della giornata, accompagnato dal suono della sua campana. La pubblicazione ricostruisce il percorso seguito da questo orologio, costruito dai famosi fratelli Riva, e della campana, fusa dai fratelli Riatti di Reggio Emilia, anche e soprattutto grazie ai ricordi e alle testimonianze di abitanti di Campogalliano, come il sig. Eraldo Carnevali.
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Alberto Desco
...passando diranno Ave Maria
Edizioni Comune di Campogalliano − Centro Culturale, Campogalliano, 1994, pp. 102, 189 ill. colori e b/n, € 13.
ISBN 88−86143−03−6 Collana Biblioteca di Storia Locale. 4 (Territorio e ambiente.2)
Il volume documenta il censimento dei segni religiosi minori che sono visibili agli occhi del passante che percorra in lungo e in largo il territorio di Campogalliano.
L'indagine ha portato alla catalogazione di 112 segni, che testimoniano la presenza a Campogalliano di una cultura densa di legami con la tradizione, dove il culto e la venerazione sono parte integrante della vita quotidiana: fede, lotta e sacrificio si fondono da sempre nel percorso umano, lasciando segni tangibili, come le immagini e i simboli sacri.
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Pino Ligabue
Ai teimp di tajacavii
Edizioni Comune di Campogalliano − Centro Culturale, Campogalliano, 1992, pp.75, 54 ill. b/n, € 13.
ISBN 88−86143−01−X Collana Biblioteca di Storia Locale. 3 (Usi e costumi.1)
Il libro, attraverso le memorie degli anziani di Campogalliano, ripercorre avvenimenti ambientati negli anni 1920−30, che oggi si confondono nei ricordi dei narratori in un'atmosfera ilare e giocosa, ma carica di affetto e di emozione. Racconti d'amore, feste e divertimenti, scherzi, tipi strani, giorni di miseria, notizie, mestieri e volti di un'epoca che non c'è più ma che questo libro tenta di far rivivere, perché il suo ricordo e le testimonianze dei nostri anziani non vadano perduti.
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Le case sparse
a cura di Giulia Luppi, Gian Luigi Benatti, Luciano Lugli, Lorenza Bolelli e Morena Croci Edizioni Comune di Campogalliano − Centro Culturale, Campogalliano, 1991, pp. 131, 158 ill. b/n, € 18.
Collana Biblioteca di Storia Locale.2 (Territorio e ambiente.1)
Il volume è il risultato dell'indagine delle abitazioni e dei fabbricati agricoli che si trovano nelle campagne che circondano Campogalliano, condotta nell'ambito del programma di tutela e conservazione del patrimonio rurale sito in loco e dello studio delle variazioni della forma dei fabbricati agricoli. Queste case sparse, che si incontrano appena al di fuori del centro abitato, presentano i tratti tipici della pianura padana che si armonizzano con la geometria dei campi, i filari degli alberi da frutto e le alte sagome dei pioppi e il loro studio si inserisce di diritto nell'ambito delle ricerche di storia locale.
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E tu ancor Campogalliano
A cura di Giulia Luppi, Ermanno Zanotti ed Enrico Sturani
Edizioni Comune di Campogalliano − Centro Culturale, Campogalliano, 1990, pp. 62, 67 ill. b/n, € 7,80.
Collana Biblioteca di Storia Locale.1 (Collezioni storiche.1)
Catalogo della mostra di cartoline storiche di Ermanno Zanotti, cittadino di Campogalliano, il volume ci riporta un'immagine datata del paese, illustrandone un volto che ormai può essere solo riportato in vita attraverso il filtro del ricordo o del racconto di chi è vissuto prima di noi.