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Archivio Storico Comunale di Camposanto

Indirizzo: via Baracca, 11 (Sede Comunale) − 41031 Camposanto
Telefono: 0535/80911
Fax:
E−Mail:
Sito Web: www.comune.camposanto.mo.it
Direttore/Responsabile:
Orario:

Notizie storiche sull'Archivio

L'archivio comunale, che inizia con alcuni documenti del 1859, ha risentito notevoli danni durante la seconda guerra mondiale. D'altra parte, da un inventario compilato a cura dell'Amministrazione comunale nel 1928 ed inviato all'Autorità archivistica, appare evidente che l'archivio non doveva contenere già allora alcun documento del periodo precedente al 1859.

Descrizione del patrimonio conservato e relativi riferimenti cronologici

Delibere del Consiglio: 1869; 1870; 1872; 1873; 1875−1885; 1888; 1890−1897; 1899; 1900.
Delibere della Giunta: 1867−1869; 1871−1875; 1877; 1878; 1881; 1883−1885; 1887−1890; 1892−1896; 1900.
Indici parziali delle delibere costituiti per lo più da fogli sparsi.
Carteggio amministrativo: 1859−1900.
Registri di Stato civile:
− nati: 1860−1900;
− morti: 1862−1900;
− matrimoni: 1870−1900;
− cittadinanza: 1863−1900;
− indici: 1860−1900;
− ruoli matricolari (classi): 1846−1855; 1867; 1869; 1872−1880.
− liste di leva (classi): 1876−1880;
− elenchi preparatori delle liste di leva (classi): 1870−1880.

Altri Archivi pubblici e privati esistenti sul territorio

ARCHIVIO AGGREGATO
Consorzio del "Dogaro"
Atti amministartivi e contabili: 1872−1909.

Notizie storiche sul territorio comunale

Territorio di confine
Camposanto sorge in provincia di Modena, lungo la riva sinistra del Panaro, là dove il fiume, giunto nella bassa pianura, costituisce per lungo tratto il naturale confine con la provincia di Bologna. Questa natura "frontaliera" ha sempre condizionato la storia civile del paese, specie nel periodo pre−unitario, quando il territorio oltre−fiume era soggetto alla Legazione Pontificia. L'attuale giurisdizione comunale si estende su circa 23 Kmq di territorio, dislocato fra quelli limitrofi di Bomporto, Crevalcore, Finale Emilia, Medolla, Ravarino, San Felice sul Panaro e comprende le località Capoluogo, Passovecchio, Passo, Tre Case, S. Anna, Cabianca, Cadecoppi, Ghirone, Bottegone, Gorzano e Bosco.
L'importanza del fiume
Un'altra caratteristica storico−ambientale, peraltro comune ad altri paesi rivieraschi, è costituita dall'ancestrale lotta degli abitanti di questi bassi luoghi condotta per il contenimento, entro argini artificiali, delle acque fluviali e la contemporanea regimazione di quelle superficiali, operazioni penalizzate dalla bassa quota altimetrica e dalla morfologia del terreno. L'abitato si è sviluppato, tra il XIV ed il XV secolo, a seguito dell'immissione forzata del fiume Panaro nel Canale Naviglio, in prossimità di Bomporto, avvenuta probabilmente nei primi decenni del '300. La diversione delle acque mirava a risolvere il problema delle frequenti esondazioni del Panaro sul versante bolognese e, nel contempo, ad incrementare la portata del Naviglio, al fine di prolungarne la navigazione anche nei periodi di magra. Questo fondamentale evento di regimazione idraulica e l'esaurirsi delle opere di disboscamento, dissodamento e bonifica della selva di Lovoletum, iniziate nell'alto medioevo e protratte nei secoli successivi sotto l'impulso del monastero di Nonantola, furono causa di importanti movimenti demografici sul territorio.
L'aumento dei traffici fluviali, il traghettamento, il pedaggio doganale, la pesca ed i mestieri correlati alla vita sul fiume, motivarono il convergere della popolazione, dalle campagne vicine, verso il nuovo borgo sorto in riva al Canale (così, ancora oggi, i camposantesi chiamano il Panaro, in ricordo del forzato inalveamento).
La chiesa − non per caso intitolata a San Nicolò, invocato protettore dei naviganti . anch'essa documentata a partire dalla seconda metà del XV secolo, sostituì l'antica cappella, dedicata a S. Giorgio, soggetta alla Pieve di Solara, che sorgeva in prossimità di Gorzano, il ricordo della quale sopravvive in loco nel piccolo oratorio tuttora esistente.
E' ragionevole ipotizzare che il borgo sorgesse attorno ad un preesistente fortilizio, qui posto dalla Comunità modenese a salvaguardia della navigazione e a tutela del passo fluviale. Il nome del rione Bastiglia, fitto agglomerato urbano completamente raso al suolo dai bombardamenti del 1944−45, evoca la lontana presenza in loco di una struttura adibita a tali funzioni.
Tutto ciò determinò il lento decadere delle località vicine, prima fra tutte Gorzano, sicuramente il nucleo abitato più antico del circondario, in favore del nuovo centro. Nel corso del XVII secolo il paese fu elevato al rango di Contea, feudo della famiglia Forni, che signoreggiò sul luogo fino al secolo XVIII inoltrato; ai Forni fecero seguito i Ponticelli di Garfagnana, accreditati del titolo di marchesi, per acquisto del feudo, posto in vendita dal Duca di Modena Francesco III. Dopo un breve periodo di autonomia comunale in età napoleonica, nel 1815, con l'avvento della restaurazione ed il conseguente ripristino dell'autorità ducale in Modena, il paese fu assoggettato alla vicina.
Comunità di San Felice. Nel 1860, a seguito della distrettuazione territoriale, operata dal Farini dopo l'Unità d'Italia, Camposanto riacquistò la dignità comunale.
La prima guerra mondiale richiese anche ai camposantesi un pesante tributo di sangue, ma fu soprattutto durante il secondo conflitto che il paese subì gravi danneggiamenti e lutti fra la popolazione civile, provocati dai pesanti e ricorrenti bombardamenti, condotti dalle formazioni aeree alleate, a motivo del ponte della linea ferroviaria Bologna . Verona, che qui attraversa il Panaro.
Il Bosco della Saliceta
Il progressivo decadere del monastero nonantolano accentrò nelle mani degli Este lo sfruttamento di gran arte del bosco della Saliceta, residuo dell'antica selva di Lovoleto.
Da Camposanto, i .livellari. (amministratori appositamente investiti, fra i quali si distinsero ben presto alcuni esponenti delle famiglie modenesi dei Lanzi e dei Forni) gestivano la conduzione del bosco ed il commercio del legname che da esso si ricavava. Migliaia di fascine e di .stanghetti., trasferiti al fiume a spalla e con carri, da .portatori. e .carradori. mediante la via Ghinella, erano accumulati nella cosiddetta Legnara di Camposanto, quindi imbarcati sulle chiatte fluviali alla volta di Modena e Ferrara.
Anche la fertilità della terra, strappata all'acquitrino, richiamò addetti all'agricoltura. Vasti campi di cereali, intervallati da lunghi filari di vite, maritata a sequele interminabili di olmi, resi nani dalle frequenti potature (le cosiddette piantate), si sostituirono all'antico rigoglioso caos del bosco e del sottobosco.
La vocazione all'agricoltura, così duramente acquisita, giustifica ancora oggi la devozione popolare per la martire S. Eurosia, invocata contro le ingiurie del tempo e le catastrofi naturali. Eurosia divide, col titolare S. Nicolò, il patronato sul paese e la sua gente.
Nel primo dopoguerra, sotto la spinta di esigenze umanamente comprensibili, fu definitivamente estirpato il residuo Bosco della Saliceta, ultimo lembo della secolare Selva di Lovoleto.
L'origine del nome
La prima citazione ufficiale conosciuta del toponimo (Campus Sanctus) risale al 1445. L'origine del nome − qui si vuole sfatare un'inveterata quanto errata credenza − nulla ha a che fare con eventi drammatici o con fantomatici luoghi di sepoltura. In mancanza di ulteriori elementi probanti si deve accettare l'ipotesi più plausibile: cioè la correlazione del nome del paese con quello dei Santi, nobile famiglia ferrarese che, sul finire del secolo XIV, ottenne dagli Este . Signori di Modena e Ferrara − vaste investiture di terreno nel modenese.
La grande battaglia
Nel 1743, il giorno 8 febbraio, Camposanto fu teatro di un epico scontro, fra gli eserciti austro−sardo e galloispano, nell'ambito della cosiddetta "guerra di successione austriaca" (1740−48), che insanguinò mezza Europa a motivo della successione dinastica al trono d'Austria. La battaglia, protrattasi fino a notte inoltrata col favore del plenilunio, si concluse con furiosi scontri all'arma bianca, condotti fra le case del centro e di Passovecchio. Cagionò . si disse − oltre 4000 morti, suddivisi fra le due fazioni ma, soprattutto, ebbe esito incerto: entrambi i contendenti si attribuirono la vittoria. Il retaggio di quel cruento episodio permane nella simbologia del vessillo comunale: una spada ed una sciabola incrociate che sovrastano l'emblema araldico.

Personaggi di rilievo

I figli illustri
Il figlio più illustre di questa terra è certamente Pietro Giannone (Camposanto 1791 . Firenze 1872), eroe, poeta ed esule del nostro Risorgimento Nazionale.
Una menzione particolare meritano anche Mons. Giuseppe Spinelli (Cabianca 1820 . Modena 1882), fondatore in Modena, nel 1859, delle prime "scuole serali gratuite per i figli del popolo" e Maria Barbara Tosatti (Cabianca 1891 . Roma 1934), poetessa di buona fama.