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Archivio Storico Comunale di Ravarino
Indirizzo: Via Roma, 173 − 41017 RavarinoTelefono: 059/800811
Fax: 059/900200
E−Mail: −
Sito Web: www.comune.ravarino.mo.it
Direttore/Responsabile: −
Orario:
−
Notizie storiche sull'Archivio
L'archivio è molto lacunoso (mancano tra l'altro i protocolli e i mastri), cosa dovuta soprattutto, a quanto sembra, a scarti incontrollati avvenuti anteriormente all'ultima guerra mondiale, ad un affrettato trasloco avvenuto nel 1935 e alla presenza di un comando tedesco nei locali d'archivio durante il conflitto 1940−1945.
Estremamente sommario ed inesatto l'inventario inoltrato dall'Amministrazione comunale all'Autorità archivistica nel 1928.
Descrizione del patrimonio conservato e relativi riferimenti cronologici
Libri dei "partiti" della Comunità di Ravarino: 1710−1775"Protocollo municipale della Comune di Ravarino" con registrazione delibere: 1807
Delibere del Consiglio del Comune di Ravarino: 1868−1906
Delibere della Giunta del Comune di Ravarino: 1871−1914
Indice delle delibere del Consiglio: 1868−1897
"Strumenti e contratti": 1884−1938
Carteggio amministrativo ed altro: 1860−1900
"Libro contenente la copia dei corpi di terra e fabbricati denunziati nell'anno 1809 dai singoli possidenti delle sezioni di Ravarino e Stuffione ed infine di quelli di Villavara dell'anno 1786": 1786 e 1809
"Rubrica dei possidenti di Ravarino": 1819−1821
"Quinternetto del Ricevitore per la riscossione delle imposte di Ravarino e Stuffione": 1832
Registri delle "partite catastali" delle "sezioni" di Ravarino e Stuffione: 1857
Conti consuntivi e bilanci preventivi (con lacune): 1897−1904
Registri di Stato civile per Ravarino e Stuffione del periodo napoleonico: nati, morti e matrimoni: 1806−1814 Registri di Stato civile, serie completa:
- nati: 1860−1900
- morti: 1860−1900
- matrimoni: 1860−1900
- cittadinanza: 1869−1900
- indice dei registri di Stato civile: 1860−1925
- ruolo della popolazione delle "sezioni" di Ravarino, Stuffione e Villavara: 1847
- registri anagrafici degli ultimi decenni del sec. XIX
Liste di Leva (classi): 1840−1882
Registro dei renitenti: 1878
Altri Archivi pubblici e privati esistenti sul territorio
ARCHIVI AGGREGATI− Ufficio di Conciliazione.
Atti: 1866−1900
− Consorzio "Cavo Rangona"
Libro mastro della contabilità degli interessati nel Consorzio: 1820−1833
Notizie storiche sul territorio comunale
27 marzo 1002 − 27 marzo 2002
Ravarino viene citato ufficialmente per la prima volta il 27 marzo 1002, in un documento in cui l'Abate Rodolfo affitta, ad Albrico del fu Gisone da Sala, terreni "et in loco Ravarino" (oltre che in diverse altre località) per un canone annuo di quattro denari lucchesi buoni e spendibili...
Nel documento appare, già nella sua normale ed attuale dizione, il nome "Ravarino".
L'atto di locazione di terreni venne redatto nel castello di Nonantola dal notaio abbaziale Adelberto ed è attualmente conservato presso l'Archivio dell'Abbazia.
La moneta indicata nel documento e corrente nell' anno 1002 fu fatta coniare alla Zecca di Lucca da Hugo il Grande Duca di Toscana di Spoleto e di Camerino.
Oltre il suo monogramma, porta nel retro il nome della consorte Duchessa Giuditta citata dagli storici.
Un po' di storia...
Una storia millenaria dove l' avvicendarsi del tempo fu lento, scandito dai lunghi periodi di poteri e di dominio propri di questa pianura. Qui l' uomo ha lasciato tracce della sua ininterrotta permanenza, dai periodi preistorici documentati da manufatti (selci scheggiate e levigate, ciondoli, ecc...), all' epoca romana di cui restano, oltre a reperti fittili, la stele funeraria di Quinto Aburio ed il quadrilatero di Castel Crescente, castro romano edificato, insieme al vicino Crevalcore, assai probabilmente durante l' assedio e la battaglia di Modena che, al dire dello Spinelli (e, forse, non a torto) fu proprio qui combattuta il 15 aprile dell' anno 43 a.C.
Già nel secolo XIII Ravarino, chiamato pure Borgo Franco ed Orto Vecchio, appare costituito in Comune insieme a Castel Crescente in diversi atti dell' Antico Memoriale Notarile di Modena.
Il suo territorio era assai più ampio dell' attuale, poiché occupava tutta l'area tra il percorso medioevale del Panaro e quello del Naviglio di Modena (attuale Panaro), comprendendo nella sua giurisdizione La Palata, Sanmartini, Le Caselle, I Ronchi e la Punta su cui ora sorge Bomporto, come appare dalla descrizione dei suoi confini arbitrata il 28 febbraio del 1291.
Non furono eventi bellici a strappare una così vasta porzione di territorio, ma, principalmente, l'incuria rinunciataria dei suoi primi feudatari, i della Rocca, che in alcun atto figurano mai presenti in sito.
Il 21 settembre del 1310 −in un periodo di torbidi estremi per Modena e per Bologna − l'assemblea popolare, riunita in strada davanti alla chiesa, decretava la sottomissione di Ravarino al Comune di Bologna, sotto la cui giurisdizione non figura più già dal 1316.
Il 23 aprile del 1333 il territorio comunale fu elevato al rango di Feudo Nobile, entro gli stessi confini di cui sopra e con il nome di Contea di Borgo Franco e di Castel Crescente, e ne fu investito da Giovanni, re di Boemia e reggente l' impero per il figlio Carlo lV, il famoso fisico modenese Pietro Della Rocca suo medico personale. Narrano le antiche cronache modenesi e bolognesi che nel 1363 −durante la lunga guerra tra Bernabò Visconti e la Lega (Estensi e Bolognesi) per il possesso di Bologna −il Malatesta, comandante delle truppe della Lega, riuscì a tirare in agguato l'esercito visconteo alle Schivardelle, di fronte a Bomporto e non molto distante dall'attuale Palazzo Rangoni, dove, dopo sanguinosa battaglia durata quattro ore, il Visconti fu battuto.
Intanto la potente famiglia dei Rangoni di Modena, imparentata con gli Estensi, già dal 1321 aveva messo piede nel territorio di Ravarino e nel 1370 aveva acquistato dagli eredi di Gerardino di Lovoleto il palazzo e le relative campagne che si estendevano tra la sponda destra del Panaro e la Fossa Pudisia (Rangona) da Bomporto alla Palazzina.
Nel 1445 Gherardo Rangoni edificava un importante Palazzo−fortilizio di fianco alla chiesa di Ravarino, il cui recinto di mura merlate circondava un' area di metri 60 X 60.
Alcuni anni dopo, e precisamente il 9 settembre del 1453, il Duca Borso d' Este investiva della Contea di Ravarino e di Castel Crescente i Rangoni che ressero il feudo, nella forma di governo mediato (cioè quasi Stato autonomo nel Ducato Estense), sino alla soppressione dei feudi (settembre del 1796).
Infittiscono la loro presenza in loco i Rangoni, i quali ottengono dalla Camera Ducale di poter costruire tre mulini ad acqua, il primo nel 1475 sul Canal Torbido al Canaletto e gli altri due sul Panaro di fronte a Bomporto, uno nel 1488 e l' altro nel 1506. Intanto nel 1485 il Duca Ercole I d'Este concedeva al Conte Antonio Rangoni di tenere annualmente la grandiosa fiera di San Martino, della durata di otto giorni, fiera che per oltre quattro secoli ha avuto luogo nel territorio di Ravarino.
Dal secolo XVI in poi i Rangoni costellano di palazzi e chiese il territorio ravarinese: il cosiddetto Palazzo di Donna Clarina, il Palazzo vecchio di Stuffione alla Villa, il Palazzo Pretorio e la chiesa di Stuffione nel 1506 e, dagli inizi del '600, comincia l'enorme ampliamento dell'antico Palazzo di Lovoleto, opera tanto imponente che non si poté mai terminare.
Nel 1630 infieriva la peste di manzoniana memoria, più leggermente a Stuffione, ma pesantemente a Ravarino dove la grande falciatrice eliminò ben un quarto della popolazione.
Il fatto bellico più memorabile accadde il 22 novembre del 1643, chiamato in seguito per molto tempo "l' anno della guerre": le truppe del Cardinale Barberini incendiarono e distrussero il paese e rapirono le campane delle chiese di Ravarino e di Stuffione trasportandole a Bologna dove furono suonate in Piazza Maggiore.
In periodo napoleonico il Comune di Ravarino fu aggregato, quale sezione, dapprima a quello di Crevalcore nel 1804, poi dal 1810 a quello di Nonantola sotto il quale rimase fino all'unità d' Italia (autunno 1859) allorquando riacquistò la propria autonomia.
Principale caratteristica di Ravarino è stata la lavorazione della paviera (erba palustre) con la confezione di sporte e stuoie.
L' attività, documentata sin dalla metà del '300, dal secolo XIX sino a pochi decenni or sono, ha costituito fonte di commercio anche con l'estero, specialmente con la Germania e con l'Inghilterra.