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Archivio Storico Comunale di San Prospero
Indirizzo: via Pace, 2 − 41030 San ProsperoTelefono: 059 / 809711
Fax: −
E−Mail: −
Sito Web: www.comune.sanprospero.mo.it
Direttore/Responsabile: −
Orario:
Notizie storiche sull'Archivio
L'archivio comunale è andato completamente distrutto per cause belliche nel novembre 1944, insieme all'intero edificio municipale. La perdita ha coinvolto anche i registri di Stato civile, che tuttavia sono stati ricostruiti sulla base degli esemplari esistenti presso il Tribunale di Modena.
Dal 1866 al 1900, essi sono: 7 per i nati, 7 per i morti, 7 per i matrimoni, più 12 indici.
Da un inventario inoltrato all'Autorità archivistica dalla Amministrazione comunale nel 1935, non sembra però che gli atti perduti risalissero a data anteriore al 1860. Ciò che è confermato del resto, praticamente al di fuori di ogni dubbio, dal fatto che S. Prospero non era mai stato, prima di quella data, né Comune, né Municipalità, né Comunità.
Notizie storiche sul territorio comunale
I reperti più antichi del territorio di San Prospero risalgono al periodo romano. Dopo il V-VI sec. d.C., con la crisi e la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, si avviò per queste zone un declino di vaste proporzioni. Soltanto con l'arrivo dei Longobardi si assistette ad una ripresa economica ed abitativa. Si bonificarono estese aree, si misero a coltura terreni incolti, si costruirono edifici religiosi. Sempre in epoca longobarda si mantenne attivo a San Pietro in Elda il piccolo porto formato da un ramo del Secchia; questo "portus" garantiva collegamenti e trasporti tra la grande arteria fluviale del Po e quella stradale della via Emilia. Durante i secoli altomedievali (VII-VIII-IX sec. d.C.) in tutta Italia sorsero castelli o "castra", pievi, corti e monasteri. Di rilievo, in particolare, il ruolo dei monasteri, che si rivelarono decisivi nell'organizzazione dei territori di loro competenza e nella creazione di insediamenti a loro soggetti. Per il territorio di San Prospero questa funzione fu svolta dal monastero di Nonantola, dal quale dipendeva la Corte di Roncaglia, di cui, ai giorni nostri, rimangono solo i resti della pieve riportati alla luce nei primi anni '70. La Pieve, dedicata a San Silvestro, fu eretta alla fine del IX sec. e divenne, intorno al 1100, uno dei più importanti centri della bassa modenese. Roncaglio passò alle dipendenze del Comune di Modena nel 1261 e vi rimase fino al 1288. Da allora, ad eccezione di alcune brevi parentesi, vi fu il dominio estense. I terreni attigui alla Corte di Roncaglia, a quei tempi, erano contraddistinti dalla presenza di diversi corsi d'acqua e di zone acquitrinose. Per molto tempo, infatti, le vie d'acqua rappresentarono le principali vie di comunicazione sia per gli spostamenti di genti e di eserciti che per il trasporto di merci, questo in virtù di un minor costo dei trasporti fluviali e della presenza in queste zone di ampi spazi incolti o occupati da boschi e da paludi o tutt'al più attraversati da arterie stradali che quasi sempre si trovavano in pessime condizioni.
Durante il XIV sec. si registrò un nuovo calo demografico in conseguenza di pestilenze ed epidemie; catastrofica fu la Grande peste o "peste nera" scoppiata in tutta Europa nel 1348. Di quegli anni fu un progetto di sistemazione e di coordinamento delle acque della Bassa modenese, che previde, fra l'altro, che l'antico alveo medievale del Secchia fosse in via definitiva quello del Panaro. Per quanto riguarda più specificatamente il territorio sanprosperese, nel 1332 vennero chiusi il ramo del Secchia detto Canalazzo e altri rami minori e del fiume rimase attivo solo l'alveo attuale, creato nel 1056 con la rotta di San Martino; si iniziò, poi, lo scavo del canale Canaletto, che nel nostro territorio utilizzò almeno parte del corso dello scolmatore Muclena, che partiva da San Lorenzo della Pioppa, passava ad oriente del centro di Roncaglio, arrivava a Montalbano, dove confluiva nel Canalazzo. Nel 1510 la corte di Roncaglia venne definitivamente abbandonata e poco più tardi si assistette allo sviluppo urbanistico delle terre in prossimità della via Verdeta, che allora costituiva una delle principali vie di comunicazione della bassa pianura modenese, proprio nell'area ove nel 1700 sorgerà l'omonima corte del convento dei teatini. Nel 1630 il territorio fu colpito ancora una volta dalla peste che interessò ampie aree dell'Italia settentrionale. L'8 febbraio 1743 la zona dei cosiddetti Prati Livelli, fu teatro del più sanguinoso fatto d'arme del Modenese, la "Battaglia di Camposanto", che, combattuta fra Spagnoli ed Austro-Sardi, provocò circa seimila vittime. Questa battaglia è da inserire nel contesto della guerra di successione austriaca (1740-1748), guerra scatenata dalle mire espansionistiche di Federico II, re di Prussia, allorché, nel 1740, avanzò pretese di successione al trono d'Austria al posto di Maria Teresa, figlia di Carlo VI. In questo conflitto a fianco dell'Austria si schierò, fra glia altri, il re di Sardegna, mentre nella coalizione filoprussiana entrarono il re di Spagna e lo stesso Duca di Modena. Il territorio di Mirandola, che era incluso nello Stato di Modena, fu, quindi, occupato dagli Austro-Sardi, e, poco più tardi, Mirandola e Bomporto si rivelarono una base logistica e di retrovia molto importante per la preparazione dello scontro che si svolse a Camposanto. La battaglia terminò solo quando gli Spagnoli iniziarono la fase del ritiro. Gli Austro-Sardi che, quindi, si ritrovarono padroni del campo (anche se sarebbe più giusto parlare di una battaglia senza né vinti, né vincitori, e, soprattutto, con un numero impressionante di morti), rimasero nel Modenese fino al 7 febbraio 1749, quando, sulla base dei deliberati di pace di Aquisgrana (1748), dovettero riconsegnare Mirandola ai soldati e al governo estensi. Il 30 settembre 1859, in seguito all'emanazione di una nota del Ministero dell'Interno riguardante il progetto di una nuova Circoscrizione comunale, il Comune di Modena decise di procedere alla formazione di nuove comunità. Il nuovo piano venne messo in atto dalla Regia Intendenza Generale di Modena, che assegnò a San Prospero, che allora contava 906 abitanti, la sede comunale con alle dipendenze San Pietro in Elda (663 abitanti), San Lorenzo della Pioppa (426 abitanti) e Staggia (878 abitanti), staccata così da Mirandola.
Il Santo Patrono
San Prospero, da cui prende il nome il Comune, e che si festeggia il 24 Novembre di ogni anno e del quale esistono poche notizie storiche in quanto di quel tempo pressoché tutto è andato distrutto a causa delle invasioni barbariche, nacque, forse, a Bordeaux, capitale dell'Aquitania, nel primo decennio del 400 da una famiglia nobile ed agiata. Si dedico con intelligenza ed impegno agli studi, tanto che, ancor giovane, assunse il titolo di "Dottore di S. Madre Chiesa". Fu il più fedele discepolo di Sant'Agostino ed un appassionato sostenitore della dottrina di quest'ultimo. Dopo la morte di Sant'Agostino, avvenuta nel 430, San Prospero si recò a Roma dove lavorò per lunghi anni nella cancelleria pontificia in qualità di "Notaro" o "Segretario" di Papa Leone Magno. Con la sua copiosa attività letteraria affiancò il Pontefice nella difesa della dottrina cristiana contro gli attacchi delle varie correnti eretiche (Ariani, Manichei, Pelagiani, ecc...). Quando si rese vacante la Diocesi di Reggio Emilia, Papa Leone Magno, conoscendo le doti di San Prospero, lo volle a capo di tale Diocesi, anche se quest'ultimo si reputava non idoneo al gravoso compito dell'Episcopato. Nominato Vescovo di Reggio Emilia, San Prospero governò con sollecitudine e zelo la Diocesi per 22 anni e qui morì il 25 giugno, ma non si conosce l'anno della sua morte (presumibilmente verso la fine del 400).
S. Prospero
Il nome del capoluogo si rifà alla primitiva chiesa dedicata a San Prospero già menzionata in un documento del 1067, ma, probabilmente, costruita nel 1017 all'epoca della bonifica del territorio compiuta dai monaci benedettini di Nonantola. L'attuale edificio risale, però, al 1779, allorché l'antica cappella, ormai segnata da profondo degrado, fu ricostruita secondo il gusto rinascimentale. Il capoluogo è attraversato dalla Strada Statale 12 che qui è tradizionalmente denominata Canaletto; la realizzazione di questo tratto risale probabilmente al '700 su un argine del canale Canaletto, corso d'acqua artificiale costruito nel 1300 che, dopo varie vicissitudini, alla fine del XVIII° secolo fu ridotto a condizione di fossato. La costituzione del Comune di San Prospero risale al 4/12/1859, quando le autorità provinciali, impegnate a creare nuovi comuni nel territorio, affidarono alla villa di San Prospero la sede comunale ritenendo che ad essa spettasse il primato rispetto alle vicine San Martino, San Pietro in Elda, San Lorenzo, Staggia, sia per numero di abitanti che per centralità dell'ubicazione. Il Municipio mutò in più occasioni la sua sede, finché, a seguito di un incendio che nel 1944 distrusse la sede situata nell'attuale Piazza Gramsci, fu edificata la sede attuale nel 1946. A San Prospero vi sono alcune costruzioni d'interesse storico-artistico, quali: la Corte Tusini di via Pace; la Villa Bulgarelli e il Casino Torre situati in via Chiesa.
FRAZIONI
San Pietro in Elda
Le vicende storiche di San Pietro in Elda sono spesso legate alla via Verdeta, che è senz'altro una delle più antiche strade del nostro territorio ed è stata la più importante via di comunicazione fino all'epoca di costruzione della strada del Canaletto. La Verdeta inizia a Bastiglia come prosecuzione della strada di Albareto e passa i territori di Sorbara e San Pietro. Lungo la Verdeta sorgono diverse antiche costruzioni, di cui alcune di notevole valore tipologico e architettonico. Quasi di fronte all'incrocio fra le vie Verdeta e Padella possiamo osservare l'edificio Due Torri, più comunemente conosciuto come "I Torrioni". La costruzione, ora in stato di degrado, si trova all'incirca ad 1 chilometro dalla chiesa di San Pietro. A poche centinaia di metri dai "Torrioni" vi è la corte Verdeta, un complesso rifatto nel sec. XVIII e composto da un corpo centrale dalla volumetria compatta e da un casamento di pregio architettonico. Nel '700 la corte era di proprietà del conte Gian Battista Munarini; passò poi al conte Camillo Munarini e quindi al duca di Modena Francesco IV, sotto il quale l'edificio si arricchì di preziosi rilievi grafici. Di grande interesse storico-architettonico è poi anche il Palazzo Giusti, un tempo detto Castelvetro perché appartenuto alla nobile famiglia modenese Castelvetri.
San Lorenzo della Pioppa
Il più antico documento che parla di San Lorenzo, che risale al 1026, dice che la pieve di San Felice della Muzza aveva per confine a settentrione la località La Pioppa, denominata di San Lorenzo per la presenza di una parrocchia dedicata al Santo e che allora era anche detta di San Lorenzo di Sorbara. Nel periodo medioevale San Lorenzo faceva parte della Masseria di Sorbara. In epoca successiva passò alle dipendenze di Bastiglia; ma nel '500 tornò a far parte di Sorbara. Nel peiodo napoleonico, San Lorenzo fu di nuovo aggregato a Bastiglia, per poi diventare Villa del distretto inferiore del Comune di Modena. Il 2 febbraio del 1483 San Lorenzo fu teatro di un tragico avvenimento: nel giorno della Madonna della Ciriola, al termine della funzione religiosa, gli abitanti di Sozzigalli si accalcarono su un barcone attrezzato per il trasporto della gente da una parte all'altra del Secchia, ma questo a causa del sovraccarico si rovesciò al centro del corso d'acqua. La sciagura costò la vita a 56 persone. Tra le costruzioni più antiche del territorio di San Lorenzo, oltre al campanile risalente al 1090 e tuttora esistente a poca distanza dalla chiesa che invece fu innalzata nel 1881, ricordiamo la casa Volta Tassoni datata 1769; non molto lontano, nella zona centrale della campagna, è visibile il cosiddetto "Tassone"; proseguendo poi in direzione del Cristo di Sorbara possiamo infine osservare il casino Salsi, notevole complesso dei secc. XVII - XVIII, formato da dimora padronale, edificio rurale e oratorio dedicato a San Geminiano.
San Martino Secchia
La più importante strada di San Martino è la via Canalazzo che segue a nord quello che era il corso dell'ex ramo del Secchia detto Canalazzo (ora Canalino di Cavezzo) e che si immette sulla via Canaletto in prossimità del vecchio caseggiato delle Tretorri, un tempo adibito a stazione di posta. Un'altra strada di rilievo è la via Bozzala, senz'altro una delle più antiche del territorio, a ponente del Canaletto. Parlando di questa arteria è opportuno ricordare la nota chiavica sulla strada medesima, che fu realizzata ai primi del '500 che serviva per deviare le acque del Secchia e immetterle nel canale Canaletto attraverso il corso del Canalazzo. Ancora nel '700 la chiavica serviva per far confluire le acque del Secchia nel Canalino di San Felice. Ciò conferma che un tempo il territorio di San Martino era in larga parte dominato dalle acque.
Nel 1859 il territorio di San Martino fu teatro di una singolare sommossa di contadini a seguito dell'emanazione di un decreto sull'istruzione per il maneggio delle armi dei giovani che, per la manipolazione delle notizie operata da ambienti legati all'ex duca di Modena, fece diffondere la convinzione che tutti dovevano entrare nell'esercito. La piccola sommossa fu sedata in poco tempo. San Martino Secchia fece comunità a parte fino ai primi del sec. XVII. Dopo il periodo napoleonico fece parte del Comune di Modena. Nel 1827 gli Estensi deliberarono di dividere San Martino in due parti: quella al di là del Secchia venne riconosciuta alla Comunità di Carpi; quella al di qua fu aggregata a San Prospero, ma divenne frazione soltanto a partire dal 1880.
Staggia
Staggia si chiamava anticamente Staza, termine tuttora conservato nella lingua dialettale. Non si sa con esattezza quando Staggia assunse il nome attuale, anche se si ha ragione di credere che il termine Staggia si sia definitivamente affermato a partire dal '500. L'abitato di Staggia è compreso fra due antiche strade: la via Bosco e la via Gallerana. La prima è la più importante arteria del luogo ed esiste dall'epoca di nascita della corte di Roncaglio. Parlando della storia antica di Staggia, bisogna menzionare la chiesa di San Michele, fatta innalzare in epoca longobarda (VIII sec. d.C.). La chiesa verso la fine del '400 si presentava in stato di degrado, l'edificio venne così sostituito dalla chiesa che nel frattempo era stata fatta edificare dalla famiglia Tosatti. Dalla fine del 1800 e fino al 7 settembre del 1964 questo territorio fu attraversato dalla ferrovia Sassuolo-Mirandola, che aveva a Staggia l'unica stazione di tutto il Comune. Numerose sono le costruzioni di pregio presenti sul territorio di Staggia quali: il Casino Barbieri, situato lungo il tratto di via Verdeta; la Corte Bocchi in via Chiesa; Villa Rizzatti, Villa Alessandrini, Casa Valisnieri e il Casino Zanfrognini ubicati in Via Bosco.